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Neuroscienze

Nuovo studio dell'Università di Pavia indaga sui meccanismi che rendono più suscettibili pazienti affetti da patologie infiammatorie intestinali a sviluppare malattie neurologiche e neurodegenerative quali l'Alzheimer

10 Ottobre 2025
Articolo aggiornato:
Immagine generata con AI che raffigura cervello e intestino umani
Crediti immagine
© Adobe Stock

Un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica internazionale «Alzheimer's & Dementia: The Journal of the Alzheimer's Association» approfondisce l’asse “intestino-cervello” e mira a comprendere i meccanismi biologici che rendono più suscettibili pazienti affetti da patologie infiammatorie intestinali a sviluppare malattie neurologiche e neurodegenerative, quali la malattia di Alzheimer. 

La ricerca pubblicata, di cui è prima firmataria Cristina Lanni del Dipartimento di Scienze del Farmaco dell'Università di Pavia è frutto di un lavoro biennale sostenuto dal finanziamento internazionale dell’Alzheimer Association statunitense e da fondi nazionali, è stato realizzato grazie alla collaborazione di sei laboratori accademici italiani. I laboratori intervenuti nella realizzazione del lavoro sono distribuiti in tutta Italia e sono coordinati dai responsabili Carla Ghelardini e Lorenzo di Cesare Mannelli (Università di Firenze), Anna Pittaluga (Università di Genova), Rosaria Meli e Giuseppina Mattace Raso (Università degli Studi di Napoli Federico II) e Luigia Trabace (Università di Foggia). 

La ricerca ha impiegato tecniche all'avanguardia e strutture specializzate, tra cui l'utilizzo della risonanza magnetica e della spettroscopia in vivo su piccoli roditori per l’analisi del cervello.

Nel campo delle neuroscienze, un filone di ricerca sempre più promettente sta ridefinendo il rapporto tra corpo e mente. L'obiettivo è esplorare i legami finora poco compresi tra patologie apparentemente distanti, come una malattia intestinale e una del cervello. Quelle che in passato erano solo affascinanti intuizioni, spesso prive di un solido supporto scientifico, oggi si stanno trasformando in nuove frontiere della ricerca molecolare. I progressi tecnologici e le nuove conoscenze sui complessi meccanismi biologici che regolano questi processi aprono la strada a terapie innovative e a una visione più integrata della salute.

Attraverso questo progetto congiunto, i ricercatori hanno esplorato un tema innovativo: l'alterazione della dinamica dei fluidi cerebrali a seguito di un'infiammazione periferica

Il nostro cervello produce giornalmente scorie metaboliche che devono essere regolarmente smaltite. A svolgere questa fondamentale funzione di "pulizia" è un sistema specializzato, noto come sistema glinfatico, così chiamato perché coinvolge sia le cellule della glia che il sistema linfatico. Questo meccanismo di drenaggio si basa sul movimento dei fluidi cerebrali, con un'attività particolarmente intensa durante le ore notturne, quando siamo in fase di sonno profondo. I ricercatori hanno svelato per la prima volta i meccanismi che legano l'infiammazione acuta del colon a un malfunzionamento del sistema glinfatico. Un singolo evento infiammatorio, come dimostrato nel lavoro, può alterare l'orologio biologico e disorganizzare la distribuzione dei fluidi nel sistema nervoso centrale, un aspetto finora trascurato. Questa interruzione danneggia la "pulizia" del cervello, rallentando lo smaltimento delle scorie metaboliche (attraverso il cosiddetto sistema glinfatico) e modificando parallelamente la dinamica del rilascio dei neurotrasmettitori, con conseguente disfunzione sinaptica (la cosiddetta sinaptopatia).

Questo processo suggerisce che un disturbo periferico, come un'infiammazione intestinale, può disorganizzare alcune funzioni “core” del cervello, innescando un processo prodromico che, se non arginato, potrebbe dare esito alla neurodegenerazione. I risultati sottolineano il ruolo cruciale del sistema glinfatico nel convogliare le alterazioni periferiche indotte dalla colite infiammatoria verso il sistema nervoso centrale, un meccanismo che potrebbe anche spiegare l'insorgenza di comorbilità neurologiche. Inoltre, la ricerca indica il ripristino dell'omeostasi glinfatica come un potenziale obiettivo per lo sviluppo di nuovi farmaci, specialmente nel contesto delle malattie infiammatorie intestinali per evitare esiti o comorbilità neurologiche. Dal punto di vista della ricerca traslazionale, comprendere quali tipi di infiammazione possono alterare il ritmo quotidiano dei meccanismi di smaltimento dei “rifiuti cerebrali” è di vitale importanza. 

Questo potrebbe, infatti, aiutare a identificare le popolazioni a rischio con una maggiore suscettibilità a sviluppare disturbi neurologici.