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Neuroscienze

La ricerca coordinata da Cristina Lanni, del Dipartimento di Scienze del Farmaco UniPv, si aggiudica lo Starting Grants dell'Associazione Italiana Ricerca Alzheimer Onlus

4 Marzo 2025
Articolo aggiornato:
Cristina Lanni, fotografia a mezzo busto
La prof.ssa Cristina Lanni

La ricerca proposta da Cristina Lanni, del Dipartimento di Scienze del Farmaco dell'Università di Pavia, è tra le vincitrici della prima edizione del Bando Starting Grants dall’Airalzh, Associazione Italiana Ricerca Alzheimer Onlus.

Il bando ha stanziato un totale di 300mila euro per finanziare due progetti di ricerca di base e clinica sulla prevenzione e sulle fasi precoci della malattia di Alzheimer.

Lo studio di UniPv, che vede come principal investigator Cristina Lanni, identificato con l’acronimo PRESTO, propone un cambio di paradigma nell’ambito della ricerca sulla demenza e, in particolare, sulla malattia di Alzheimer.

A oggi non è ancora stato risolto in modo soddisfacente il problema della comprensione delle basi biologiche della malattia e del suo trattamento. Dal 2003 fino al 2021 non sono stati registrati nuovi farmaci per il trattamento della malattia e gli studi sul ruolo delle proteine, riconosciute come i marcatori patognomonici di tale malattia, beta amiloide Aβ e tau, hanno portato all'autorizzazione di due anticorpi monoclonali anti-amiloide, ma con risultati clinici per ora limitati. È quindi necessario guardare alla malattia di Alzheimer (e più in generale alle demenze) in un modo nuovo.

La possibilità di eseguire analisi longitudinali ha permesso di capire che solo i pazienti che presentano accumulo di beta amiloide e poi di tau appartengono al gruppo a cui può essere diagnosticata la malattia di Alzheimer, mentre quelli che accumulano solo proteina tau possono andare incontro a compromissione cognitiva, ma di grado meno severo, e non evolvono verso la malattia di Alzheimer. Queste osservazioni hanno una serie di ricadute sia per la possibilità di distinguere sottogruppi di pazienti, sia per i trattamenti e la prevenzione. Va compreso quali siano i determinanti indipendenti dell’accumulo delle due proteine e i meccanismi e l’esatta scansione temporale dell’effetto congiunto. Su questo ultimo aspetto, si inserisce il progetto dell'Università di Pavia.

La ricerca mira a identificare le traiettorie predittive di sviluppo di malattia e la loro evoluzione, partendo dall’identificazione di biomarcatori profilati mediante tecnica di trascrittomica di ultima generazione direttamente su tessuti cerebrali umani per arrivare a una validazione su tessuti di più facile accesso, quali il plasma.

Cristina Lanni grazie al finanziamento ricevuto, integrerà tecniche “omiche” innovative all’avanguardia, per costruire un modello cellulare dettagliato e un interattoma dell'ippocampo umano e identificare marcatori predittivi di cambiamenti nella comunicazione cellula-cellula nella fase iniziale della malattia ottenuti dall'analisi trascrittomica. Tali marcatori saranno validati nell'intera popolazione "InveCe.Ab”, al fine di capire se e come si relazionano ai classici biomarcatori plasmatici Aβ e tau per catturare le traiettorie della progressione della malattia. Si tratta di una combinazione che ha una radice profonda. La popolazione "Invece.Ab" è costituita da soggetti anziani e pazienti seguiti per anni nella cittadina di Abbiategrasso, luogo storico per la cultura delle neuroscienze e dell’attenzione al malato, perché lì operò Camillo Golgi, il grande scienziato pavese.

I risultati emergenti da questo studio faranno luce su nuovi potenziali determinanti e meccanismi nell'ippocampo umano, nonché sulla loro esatta sequenza temporale, osservati nella fase iniziale della malattia di Alzheimer, prima dell'insorgenza del declino cognitivo.

La ricerca finanziata riorienta l'attenzione scientifica sull’importanza di decodificare la fase iniziale della malattia, per identificare i principali attori che innescano/contribuiscono alla neurodegenerazione e ottenere informazioni sulla finestra temporale iniziale per definire interventi terapeutici su aspetti finora trascurati. La ricerca finanziata permetterà quindi di descrivere nel dettaglio i meccanismi sottesi alle fasi iniziali di malattia, e comprendere i meccanismi significa anche poter individuare nuovi modi di intervento.