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Scienze naturali

Aumentano i tassi di estinzione delle piante sulle cime delle montagne europee

4 Settembre 2026
Articolo aggiornato:
Uno dei ricercatori durante il campionamento delle piante

Decenni di riscaldamento hanno allentato i vincoli legati alle basse temperature sulla distribuzione delle piante di montagna, determinando un aumento del numero di specie sulle cime. Un gruppo di ricerca internazionale a cui hanno partecipato i ricercatori del Dipartimento di Scienze della Terra e dell'Ambiente dell'Università di Pavia, coordinati dal professor Graziano Rossi, ha dimostrato che questi cambiamenti comportano anche un numero crescente di specie in declino. La scomparsa delle piante dalle cime può richiedere decenni, ma negli ultimi 20 anni sta subendo un’accelerazione. 

L’aumento della biodiversità rappresenta solo una parte del quadro e trascura un aspetto importante delle recenti dinamiche della vegetazione delle cime. Fino a pochi decenni fa, i brevi periodi vegetativi, il rischio di gelo durante tutto l’anno rendevano i paesaggi alpini difficili da colonizzare per molte specie della flora europea. L’accelerazione del riscaldamento climatico ha allentato questi vincoli. Le specie hanno quindi iniziato a espandersi verso l’alto e la vegetazione delle cime è di conseguenza diventata più ricca di specie. Tuttavia, il gruppo di ricerca ha dimostrato che questa apparente storia di successo presenta anche un rovescio della medaglia: mentre il numero totale di specie è in aumento, crescono anche i tassi di perdita, che colpiscono principalmente le specie caratteristiche degli ecosistemi d’alta quota.

Gli scienziati hanno analizzato la vegetazione di 62 vette europee, la cui composizione è stata rilevata quattro volte tra il 2001 e il 2022 nell’ambito dell’iniziativa di monitoraggio globale GLORIA. I dati dimostrano che la percentuale di specie non più rilevate è aumentata progressivamente a ogni campionamento. Le specie con un centro di distribuzione al di sopra della vetta in esame erano sovrarappresentate nel gruppo delle specie scomparse. I tassi di perdita aumentano con l’entità del riscaldamento e verso i margini inferiori dell’areale delle specie. I risultati dello studio suggeriscono che il riscaldamento climatico sia la causa di queste estinzioni locali. 

«I dati mostrano chiaramente che le specie erano più soggette a scomparire dalle vette che hanno subito un riscaldamento più intenso. Questa correlazione era persino più forte della tendenza temporale», spiega il primo autore Johannes Wessely dell’Università di Vienna che ha guidato lo studio. «Inoltre, la probabilità di estinzione locale aumenta man mano che ci si avvicina al margine altitudinale inferiore dell’attuale areale di distribuzione delle specie. In altre parole, quando le specie crescono già in siti più caldi della media, diventano più sensibili a un ulteriore aumento della temperatura», aggiunge Harald Pauli, coordinatore di GLORIA presso l’Accademia Austriaca delle Scienze e l’Università Boku.

I ricercatori e le ricercatrici durante il campionamento delle specie montane

Le specie tipiche delle alte quote tendono a essere particolarmente resistenti allo stress e longeve. La loro estinzione locale può quindi verificarsi in ritardo rispetto all’insorgere dei cambiamenti ambientali che le provocano, determinando l’accumulo di un “debito di estinzione” nelle comunità biologiche. Si ipotizzava già che questi ritardi fossero una delle ragioni principali per cui, finora, nella vegetazione alpina sono state documentate più frequentemente le colonizzazioni da parte di nuove specie rispetto alle estinzioni delle specie precedentemente presenti. I risultati dello studio attuale sono in linea con questa interpretazione: le estinzioni locali delle specie sono precedute da fasi più lunghe di declino delle popolazioni. Pertanto, i tassi di estinzione più elevati attualmente osservati potrebbero essere la risposta a cambiamenti avvenuti, o almeno iniziati, già decenni fa. 

«Potrebbero quindi indicare che si sta iniziando a ripagare un ‘debito di estinzione’. Tuttavia, per verificare se questa interpretazione sia corretta sono necessarie ulteriori indagini», sottolinea il coordinatore del progetto Stefan Dullinger dell’Università di Vienna.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista «Science» e ha visto, oltre a Graziano Rossi, la partecipazione per l'Università di Pavia dei ricercatori: Simone Orsenigo, Andrea Mondoni, Thomas Abeli, dei dottorandi Margherita Toniela e Micol Orengo e del borsista per attività di ricerca Francesco Ferrari.

Il lavoro è stato finanziato dal Consiglio europeo della ricerca (ERC) nell’ambito del programma di ricerca e innovazione «Orizzonte 2020» dell’Unione europea.

Link all'articolo "Rising plant extinction rates on European mountain summits"