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Biologia evoluzionistica

Un nuovo studio su «Science» rivela come l’evoluzione rapida possa cancellare un polimorfismo antico

28 Gennaio 2026
Articolo aggiornato:
Disegno schematico dell'evoluzione della lucertola muraiola

Il prof. Roberto Sacchi, docente del Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente dell’Università di Pavia, è tra gli autori di un recente studio pubblicato sulla rivista «Science». La ricerca, condotta su scala europea sulla lucertola muraiola Podarcis muralis, fa luce su uno dei temi centrali della biologia evoluzionistica: come e perché caratteri alternativi possano coesistere a lungo all’interno di una specie e, talvolta, scomparire rapidamente. 

Molte specie animali presentano polimorfismi di colore geneticamente determinati, mantenuti nel tempo da un equilibrio tra selezione naturale e selezione sessuale. Nel caso della lucertola muraiola, tre distinti morfi ventrali – bianco, giallo e rosso – coesistono all’interno delle popolazioni da oltre sei milioni di anni, attraversando fasi di espansione e contrazione dell’areale e persistendo in ambienti e climi molto diversi. Questa straordinaria stabilità evolutiva rende il sistema un modello ideale per studiare come si bilanciano i meccanismi selettivi che promuovono il polimorfismo.

L’originalità dello studio sta nell’aver dimostrato che un equilibrio così antico può essere spezzato non da cambiamenti ambientali, ma dall’emergere di un nuovo fenotipo. In alcune popolazioni dell’Italia centrale si è infatti evoluta una sindrome fenotipica caratterizzata da forte melanizzazione, colorazione dorsale verde, ornamenti più marcati, maggiori dimensioni corporee e comportamento dominante. Questo insieme di tratti, favorito dalla selezione sessuale, si è diffuso rapidamente su vasta scala geografica, oltrepassando anche i confini tra linee genetiche profondamente divergenti. 

L’analisi combinata di dati fenotipici, geografici e genetici mostra che, con l’espansione di questa sindrome, i morfi giallo e rosso vengono progressivamente eliminati, fino alla fissazione del solo morfo bianco. Attraverso lo studio diretto dei loci genetici responsabili della colorazione, gli autori dimostrano che questa perdita di polimorfismo non è dovuta a vincoli di sviluppo né a un legame genetico con i caratteri della nuova sindrome. Al contrario, il nuovo fenotipo altera profondamente le dinamiche di competizione sociale e sessuale, interrompendo i meccanismi di selezione bilanciante che aveva mantenuto il polimorfismo per milioni di anni. 

Questo lavoro fornisce una dimostrazione empirica di come l’innovazione evolutiva possa avere un duplice ruolo: generare nuova diversità, ma anche portare alla scomparsa di caratteri antichi e stabili. I risultati stabiliscono un collegamento diretto tra rapida evoluzione fenotipica e perdita di polimorfismi, con implicazioni di ampio respiro per la comprensione dei processi che modellano la biodiversità nel tempo.