Il caso eccezionale del maratoneta ottuagenario: lo studio, a cui hanno partecipato i ricercatori di UniPv, pubblicato su «Frontiers in Physiology»
L'invecchiamento è associato a un declino della capacità cardio-respiratoria e delle prestazioni di resistenza, ma questa associazione è solitamente influenzata da modificazioni dei livelli di attività fisica che spesso avvengono nelle ultime decadi di vita.
Per questo motivo, gli atleti master di livello mondiale rappresentano modelli eccezionali per chiarire i limiti delle prestazioni di resistenza in età avanzata. Un team internazionale di ricercatori, di cui fanno parte Simone Porcelli e Andrea Pilotto del Dipartimento di Medicina Molecolare dell'Università di Pavia, ha studiato il caso di Juan López García, 82 anni, un meccanico di Toledo in pensione oggi detentore del record mondiale nella categoria 80-84 anni per la ultra-maratona di 50 chilometri (4h47'39'', 10,5 km/h) che nel 2024 ha anche vinto il campionato mondiale di maratona per la sua categoria di età, con un tempo di 3h 39' 10'', stabilendo un record europeo.
I risultati, pubblicati a gennaio sulla rivista scientifica internazionale «Frontiers in Physiology», hanno evidenziato come il VO2max del Sig. López García - misura della quantità di ossigeno preso dall’aria ambiente e utilizzato dai muscoli per produrre energia - fosse il più alto che i ricercatori avessero mai osservato in una persona di 80 anni ed equivalente al 70° percentile per i maschi sani di età compresa tra 20 e 30 anni. Il VO2max di solito diminuisce di circa il 10% ogni decennio dopo la mezza età. Ma quello dell'atleta ottuagenario è aumentato dopo i 50 anni grazie all’inizio di un allenamento strutturato, ed è simile a quello di una persona di un quarto della sua età. I suoi muscoli, diversamente da quelli della maggior parte delle persone anziane, si sono inoltre mostrati super efficienti nell’utilizzare gli acidi grassi e nel captare e utilizzare l’ossigeno trasportato dal sistema cardio-vascolare, permettendo a López García di correre per lunghi periodi a un ritmo veloce e costante.
La notizia è arrivata all'attenzione anche del «Washington Post», che vi ha dedicato un articolo pubblicato lo scorso 4 febbraio. Simone Porcelli, Responsabile del Laboratorio Human Integrative Physiology of Exercise (HIPE) del Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università di Pavia, e affiliato al Centro Interdipartimentale di Biologia e Medicina dello Sport presso l’IRCCS Fondazione Mondino di Pavia, insieme a colleghi dell’Università di Padova, del Politecnico di Torino e di Milano, avevano anche studiato le prestazioni di un'altra atleta, Emma Mazzenga, 92 anni, padovana, campionessa master di atletica detentrice di 4 record mondiali nella sua categoria di età.
«Siamo onorati delle attenzioni mediatiche ricevute dalle nostre attività scientifiche e speriamo che i nostri risultati possano essere utili per avanzare le conoscenze attuali sul tema molto attuale della longevità - dice Simone Porcelli - Abbiamo avuto la fortuna di poter valutare le risposte fisiologiche all’esercizio di atleti unici come Juan ed Emma all’interno del progetto PRIN 2020 TrajectorAGE finalizzato ad identificare le traiettorie di invecchiamento neuromuscolare e non vediamo l’ora di poter vedere i risultati delle indagini in corso su campioni biologici di sangue e muscolo così da capire quali meccanismi ci siano alla base di queste prestazioni uniche.»
Potrebbe interessarti anche