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Botanica

Dai laboratori al crinale: l'Università di Pavia in prima linea per salvare la biodiversità dell'Appennino

28 Maggio 2026
Articolo aggiornato:
La messa a dimora degli esemplari delle tre specie botaniche selezionate all'interno delle aree di prova

In questi giorni, sulle vette della Nuda modenese, all'interno del Parco del Frignano, sono entrate nel vivo le delicate operazioni di trapianto sperimentale nell'ambito del progetto REHABeS a cui partecipa in prima linea l'Università di Pavia. L'obiettivo è ambizioso e vitale: salvare i "nardeti", preziose praterie di alta montagna classificate come habitat prioritario e tutelate dalla Rete Natura 2000 dell'Unione Europea.

A causa del progressivo abbandono del pascolo tradizionale, queste aree stanno subendo un fenomeno di cespugliamento che rischia di far scomparire comunità vegetali uniche. Per contrastare questa perdita di biodiversità è nato il progetto REHABeS, inserito nell'iniziativa della Regione Emilia-Romagna "RECORE" per il rafforzamento della rete ecologica.

L'intero percorso scientifico, che ha preceduto l'intervento sul crinale, è stato sviluppato dalla Banca del Germoplasma Vegetale dell'Università di Pavia, sotto la guida del prof. Graziano Rossi del Dipartimento di Scienze della Terra e dell'Ambiente.

La tabella di marcia della ricerca ha seguito tappe precise. Nella prima fase i ricercatori hanno condotto un'attenta campagna di raccolta semi direttamente sul Monte Cimone e sulla Nuda. La Banca del Germoplasma, in collaborazione con il vivaio specializzato Flora Conservation, ha poi riprodotto con successo migliaia di piantine autoctone partendo da quei semi. E oggi la ricerca si è trasformata in azione sul campo. 

Le attività di messa a dimora della flora d'alta quota sono coordinate sul posto da un team esperto composto da Anna Colli, ricercatrice dell'Università di Ferrara, e dai collaboratori con contratto di ricerca Luca Piovanelli, Pietro Fanchini e Francesco Ferrari.

L'intervento segue un protocollo scientifico molto rigido. Sul crinale sono state allestite specifiche aree di prova: si tratta di parcelle di 1 metro quadrato strutturate come una griglia da 100 piccole celle. All'interno di ogni singola parcella il team mette a dimora esattamente 21 esemplari, equamente suddivisi in tre specie botaniche specifiche (7 individui per ciascuna) selezionate per il ripristino dell'habitat: il garofano selvatico (Dianthus), il Leontodon helveticus, l'Antennaria dioica (una piccola margherita tipica delle alte quote).

Il lavoro dell'Università di Pavia non si ferma con la messa a dimora. I ricercatori studieranno il crinale per tutta la stagione vegetativa, fino al mese di settembre. Attraverso un monitoraggio costante, il team valuterà la capacità di attecchimento e lo stato di salute delle piantine. I dati raccolti in questa fase pilota saranno decisivi: se i risultati confermeranno le aspettative tecnico-scientifiche degli esperti, il modello di intervento verrà esteso su scala più ampia, offrendo una speranza concreta per il futuro e la conservazione della biodiversità appenninica.