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Architettura, Ingegneria e Costruzioni

BIM (K)now! all’Università di Pavia: grande successo il 31.03.2026 per una giornata memorabile dedicata all’architettura come sistema vivente

30 Aprile 2026
Articolo aggiornato:
Il prof. Penna e il prof. Sellaro durante l'incontro BIM di fronte alla platea dei partecipanti
Il Direttore del DICAr prof. Andrea Penna apre inaugura il ciclo pavese del 2026.

L’Università di Pavia ha confermato il proprio ruolo di riferimento nel dibattito contemporaneo sull’innovazione nel settore delle costruzioni ospitando, attraverso il Format BIM (K)now!, il seminario di ricerca BIM Paradigms: Architecture as a Living System: appuntamento di altissimo profilo che ha registrato una partecipazione ampia e qualificata, con il coinvolgimento di alcuni tra i più autorevoli studi internazionali di architettura, rappresentanti del mondo accademico e professionisti del settore AEC. L’evento si è configurato come un momento di confronto di eccezionale rilievo scientifico e culturale, confermando la capacità dell’Ateneo pavese di farsi promotore di iniziative in grado di intercettare e anticipare le trasformazioni in atto nei processi progettuali contemporanei.

Il filo conduttore della giornata è stato chiaro sin dall’apertura: il Building Information Modeling non più inteso come processo operativo, ma come paradigma culturale e infrastruttura informativa dell’architettura contemporanea. In questa prospettiva, l’architettura viene riletta come un sistema dinamico e interconnesso, in cui dati, processi e relazioni sostituiscono progressivamente la tradizionale separazione tra progettazione, costruzione e gestione. Il concetto di “architettura come sistema vivente” ha rappresentato la chiave interpretativa dell’intero evento, evidenziando come gli edifici debbano oggi essere considerati organismi complessi, capaci di evolvere nel tempo attraverso flussi informativi continui.

I protagonisti internazionali e i casi studio di riferimento

La conferenza ha visto la partecipazione di realtà di primo piano del panorama architettonico mondiale e nazionale, offrendo una panoramica articolata sulle più avanzate applicazioni del BIM e del digital design:

  • Herzog & de Meuron, con l’analisi della Elbphilharmonie di Amburgo, esempio emblematico di integrazione tra complessità progettuale e controllo esecutivo attraverso il BIM, capace di coordinare centinaia di professionisti e una straordinaria densità informativa.
  • BIG – Bjarke Ingels Group, che ha illustrato il caso del Dock A dell’aeroporto di Zurigo, evidenziando il ruolo del BIM come infrastruttura per la progettazione parametrica, la sostenibilità e la gestione di sistemi costruttivi ad alta complessità, in particolare in ambito legno-ingegnerizzato.
  • Lombardini22, che ha presentato l’evoluzione verso l’“architetto aumentato”, integrando realtà aumentata, realtà catturata (LiDAR, droni, georadar) e piattaforme di intelligenza artificiale proprietarie come strumenti di supporto decisionale e controllo del costruito. 

L’apertura dei lavori, affidata a Vittorio Andrea Sellaro (Laboratorio BIM, DICAr – Università di Pavia), ha introdotto una chiave di lettura di natura metodologica e culturale, ponendo il tema del ruolo del progettista all’interno della transizione digitale contemporanea. In un contesto caratterizzato da una crescente accelerazione tecnologica e dall’integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi decisionali, è stata evidenziata la necessità di strumenti interpretativi capaci di garantire coerenza e orientamento nelle scelte progettuali. In questo quadro è stata proposta la metafora della “bussola interiore”, intesa come principio guida del progetto contemporaneo, capace di mantenere una direzione critica anche in condizioni di forte incertezza. Il riferimento al dialogo tra Renzo Piano e Alessandro Baricco ha rafforzato l’idea di una progettazione fondata non solo su competenze tecniche, ma su una consapevolezza culturale capace di assumere decisioni complesse senza perdere coerenza etica e qualitativa.

All’interno di questa prospettiva, l’architettura è stata riletta come sistema vivente, in cui il dato non rappresenta un elemento descrittivo ma una componente generativa del processo progettuale. Il ciclo di vita dell’opera viene così reinterpretato come un flusso continuo di informazioni, relazioni e trasformazioni, che attraversa tutte le fasi del progetto.
Questa impostazione trova una declinazione operativa nella complessità gestionale illustrata da Alessandro Greco (Prorettore al Patrimonio Architettonico e Culturale con delega alla Sostenibilità, Università di Pavia), che ha evidenziato come la gestione di un patrimonio esteso e stratificato richieda approcci sistemici e integrati, capaci di connettere conservazione, innovazione e governo del costruito all’interno di un unico quadro informativo.

Alessandro Greco (UniPv) - Keynote di apertura
Keynote di apertura: prof. Alessandro Greco (Prorettore al Patrimonio Architettonico e Culturale con delega alla Sostenibilità, Università di Pavia).

Il tema della complessità progettuale è stato ulteriormente approfondito attraverso il contributo di Giovanni Guccini (Herzog & de Meuron), che, attraverso il caso della Elbphilharmonie di Amburgo, ha messo in evidenza la distanza strutturale tra concezione architettonica ed esecuzione. In questo contesto il BIM assume un ruolo non meramente operativo, ma infrastrutturale, diventando lo strumento attraverso cui coordinare una densità informativa estremamente elevata e garantire la coerenza tra tutte le fasi del processo. L’architettura emerge così come risultato di un sistema collettivo, in cui la complessità viene governata attraverso la precisione del dato.

Una prospettiva complementare è stata proposta da Cristina Greco e Preety Anand (BIG – Bjarke Ingels Group), che hanno illustrato il caso del Dock A dell’aeroporto di Zurigo, evidenziando come la progettazione parametrica e l’analisi del ciclo di vita costituiscano oggi strumenti imprescindibili per la gestione dell’architettura infrastrutturale. In questo scenario il BIM diventa una piattaforma predittiva, in grado di integrare forma, struttura e sostenibilità all’interno di un unico sistema computazionale.

L’evoluzione del ruolo del progettista è stata ulteriormente esplorata da Paolo Citelli, Marco Scala e Marco Angelo Santi (Lombardini22), che hanno delineato la figura dell’“architetto aumentato”, evidenziando l’integrazione tra realtà fisica e digitale attraverso tecnologie di reality capturing, intelligenza artificiale e realtà aumentata. Il progetto viene così reinterpretato come processo aumentato, in cui la sovrapposizione tra dato e costruito consente nuove forme di verifica e controllo lungo tutto il ciclo esecutivo.

Un ulteriore livello di approfondimento è stato introdotto da Lavinia Chiara Tagliabue (Università di Torino), che ha presentato il digital twin come infrastruttura per la gestione dinamica del patrimonio edilizio. Attraverso l’integrazione di sensori IoT e sistemi di analisi avanzata dei dati, l’edificio viene trasformato in un organismo informativo in grado di restituire in tempo reale condizioni ambientali, livelli di comfort e modalità d’uso, aprendo a una gestione adattiva dello spazio costruito.

Questi contributi hanno delineato un quadro coerente: l’architettura contemporanea si sta progressivamente configurando come ecosistema informativo, computazionale e adattivo.

Uno dei passaggi più rilevanti emersi nel corso della giornata riguarda il superamento della visione tradizionale del BIM come modellazione tridimensionale. Al centro del dibattito si è affermata la prospettiva dell’Information Management, in linea con gli standard internazionali (ISO 19650), secondo cui il valore del processo non risiede nel modello in sé, ma nella governance strutturata, condivisa e verificabile del dato lungo l’intero ciclo di vita dell’opera. Rilievo, progettazione, costruzione e manutenzione vengono così reinterpretati come fasi di un unico flusso continuo di conoscenza.

Ampio spazio è stato dedicato alle tecnologie che stanno ridefinendo le modalità di lettura e trasformazione dell’ambiente costruito:

  • Reality capturing (laser scanner, fotogrammetria, LiDAR) come strumenti di diagnosi digitale dell’esistente.
  • Digital twin come modelli dinamici alimentati da dati in tempo reale.
  • Intelligenza artificiale come supporto ai processi decisionali, alla generazione di scenari progettuali e alla gestione della complessità informativa.

Il quadro emerso non è quello di una sostituzione del progettista, bensì di una sua evoluzione in senso “aumentato”, in cui la tecnologia amplifica capacità analitiche e operative senza sostituire la responsabilità critica del progetto.

Accanto alle potenzialità, la conferenza ha affrontato con rigore anche le principali criticità: costi di implementazione dei processi BIM, difficoltà (culturale) di adozione nei progetti di piccola scala, rischio di sovraccarico informativo, necessità di una maturazione culturale diffusa del settore. È emersa con chiarezza la necessità di superare una visione puramente strumentale del BIM, per affermarlo come metodo operativo flessibile, adattabile e realmente integrato nei processi progettuali.

Il ruolo dell’Università di Pavia e la visione strategica del Laboratorio BIM

La riuscita dell’evento conferma la centralità dell’Università di Pavia come luogo di elaborazione culturale e scientifica sui temi della trasformazione digitale dell’architettura. In questo contesto si inseriscono in modo particolarmente significativo e coerente le tematiche e i lavori proposti dal Laboratorio BIM del DICAr, nell’ambito del corso di Tecnologie Digitali per le Costruzioni, l’Ambiente e il Territorio, i cui contenuti metodologici risultano pienamente coerenti con il tema della conferenza e ne hanno orientato in modo sostanziale l’impostazione e la struttura complessiva. Determinante in questo senso il ruolo del docente Vittorio Andrea Sellaro, titolare del Laboratorio BIM, la cui visione ha guidato la definizione del concept dell’evento e l’impostazione metodologica: la capacità di coniugare dimensione tecnica e riflessione culturale, insieme a un approccio aperto al dialogo internazionale e interdisciplinare, ha permesso di costruire una giornata caratterizzata da coerenza, profondità dei contenuti e qualità del confronto.

Il successo dell’iniziativa testimonia così non solo la rilevanza dei temi affrontati, ma anche l’efficacia di una regia accademica attenta, capace di favorire un dialogo strutturato tra ricerca, professione e innovazione tecnologica. (Scientific Committee: Vittorio Andrea Sellaro, Andrea Penna, Francesca Picchio, Alessandro Greco).

Componente scientifica e consolidamento del percorso accademico

Accanto alla dimensione professionale e internazionale dell’evento, un elemento centrale che ha contribuito in modo determinante alla solidità dell’iniziativa è rappresentato dalla strutturazione scientifica del programma, che ha permesso di collocare il confronto all’interno di un quadro accademico rigoroso e metodologicamente fondato. La conferenza si inserisce infatti in un percorso di ricerca più ampio portato avanti all’interno del Dipartimento di Ingegneria Civile e Architettura (DICAr) dell’Università di Pavia, dove il tema del Building Information Modeling viene affrontato non solo come processo applicativo, ma come oggetto di indagine scientifica interdisciplinare, capace di integrare aspetti legati alla progettazione architettonica, all’ingegneria dei sistemi complessi, alla gestione del patrimonio costruito e alle scienze dell’informazione.

In questo quadro si inserisce la visione del Direttore del DICAr Andrea Penna, che da anni sostiene con continuità e visione strategica il percorso avviato dal Laboratorio BIM e le iniziative promosse dal Format BIM (K)now! di Vittorio Andrea Sellaro. Questa collaborazione ha consentito di rafforzare la struttura accademica dell’iniziativa, contribuendo alla costruzione di un ambiente di ricerca solido, riconosciuto e in grado di dialogare con le principali realtà internazionali del settore; con orgoglio tale sinergia ha permesso all’Università di Pavia di posizionarsi come attore attivo nella definizione delle nuove frontiere dell’Information Management applicato all’architettura e all’ingegneria. 

BIM (K)now! si conferma come un appuntamento di riferimento nel panorama nazionale e internazionale, capace di attrarre attori di primo piano e di generare un confronto avanzato sulle trasformazioni in atto nel settore delle costruzioni. L’Università di Pavia rafforza così il proprio ruolo di istituzione promotrice di ricerca e innovazione, contribuendo attivamente alla definizione di nuove traiettorie culturali e operative per l’architettura del futuro. Un’architettura che, sempre più, non si limita a costruire oggetti, ma progetta sistemi di conoscenza in continua evoluzione.