Pubblicata la flora della provincia e della città di Pavia
Il 31 dicembre 2025 è stata pubblicata sugli Annali del Museo Civico di Rovereto la flora della provincia e della città di Pavia, liberamente scaricabile dal sito della rivista.
L’opera, a firma di Nicola M. G. Ardenghi, curatore dell’Orto Botanico dell’Università di Pavia, consiste nell’elenco (“checklist”) commentato di tutte le specie di piante vascolari che crescono spontaneamente sul territorio della provincia di Pavia. Per ciascuna specie viene indicata anche l’eventuale presenza nei tre settori storico-geografici in cui è ripartita la provincia (Lomellina, Pavese, Oltrepò Pavese) e nel territorio della città di Pavia. Le informazioni derivano dalle ricerche di campo compiute dall’autore e dalla consultazione critica di erbari e oltre 300 fonti bibliografiche.
Era dal 1847 che mancava una sintesi sulle conoscenze floristiche in provincia di Pavia; l’ultima flora del capoluogo – riguardante solo il centro storico – risaliva invece al 1990.
In provincia di Pavia risultano presenti 2.334 taxa, pari al 54% della flora lombarda; di questi, 300 non sono stati più ritrovati dopo il 1980. Le specie endemiche italiane sono 18, mentre le esotiche 521. La flora della città di Pavia si compone di 1.047 taxa, di cui 225 non più confermati in tempi recenti.
Nel suo complesso, la flora pavese, grazie alla diversità ambientale del territorio provinciale, risulta floristicamente ricca ma interessata da una forte invasione di taxa alieni e da un progressivo impoverimento della componente autoctona.
Il fenomeno, più accentuato a nord del Po (Lomellina e Pavese), è il frutto della distruzione e dell’alterazione di numerosi ambienti da parte dell’uomo. Sin dalla metà dell’Ottocento, per esempio, l’attività agricola ha annientato tutte le torbiere di pianura e ha cancellato, complice anche la costruzione di stabilimenti termali, le comunità di piante alofile che popolavano le sorgenti di acqua salata ai piedi delle colline. Questi luoghi erano il rifugio di specie oggi estinte a livello nazionale o locale, come la pianta carnivora Aldrovanda vesiculosa, le orchidee Dactylorhiza incarnata, Liparis loeselii e Spiranthes aestivalis e la salicornia europea (Salicornia perennans).
Il depauperamento floristico continua ancora oggi, a danno soprattutto delle comunità di piante acquatiche e segetali (infestanti dei coltivi). Sono invece avvantaggiate dalla banalizzazione ambientale le specie aliene – più adattabili anche nell’attuale contesto di cambiamento climatico – che sono aumentate di oltre 400 unità dal 1847.