Nuove scoperte archeologiche dagli scavi UniPv a Castione della Presolana (BG)
Si è conclusa sabato 12 luglio la seconda campagna di scavi archeologici nel sito archeologico in località Castello, a Castione della Presolana, provincia di Bergamo.
Le indagini sono svolte su concessione dal Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Pavia, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Bergamo e Brescia e con il Comune di Castione della Presolana.
Il team di archeologi, composto dagli studenti internazionali del corso di laurea magistrale in lingua inglese “The Ancient Mediterranean World: History, Archaeology and Art” è diretto da Paolo Rondini, responsabile del progetto di ricerca “Archeologia delle ‘Uplands’ lombarde”, attivo presso UniPv sin dal 2018.
Durante la campagna, il gruppo di ricerca UniPv è stato partecipe di numerose attività di sensibilizzazione e disseminazione sul territorio, entrando in contatto con la cittadinanza e sostenendo la condivisione delle conoscenze.
Sebbene l’esistenza di un sito archeologico pre/protostorico nell’area del Castello di Castione fosse nota sin dagli anni Quaranta del Ventesimo secolo, le indagini di UniPv sono state le prime a impostarne lo studio con un approccio moderno, sistematico e con una strategia di ampio respiro.
I risultati, ancora preliminari, sono di grande rilevanza scientifica. Si è documentato un abitato attivato nel Neolitico Recente/Tardo (fine IV millennio a.C.) e con plurime fasi di occupazione nell’età del Rame (III millennio a.C.) e nelle epoche successive, fino all’età romana. Questo reiterato e prolungato utilizzo del medesimo luogo nei millenni ne testimonia la grande importanza nel territorio, di cui doveva costituire un punto focale.
Le indagini hanno, ad oggi, completato l’esplorazione di due abitazioni a base incassata in roccia databili al VI/V sec. a.C., che hanno restituito un vivace spaccato delle attività domestiche svolte nel villaggio: ben documentate in particolare la produzione di cibo e la lavorazione di prodotti tessili, attestate da abbondante vasellame e un grande numero di strumenti per la filatura e la tessitura.
Inoltre, gli scavi 2024-2025 hanno portato alcune sorprese, come la scoperta di un’area artigianale nel villaggio. Separato dalla parte abitativa, questo “quartiere” era infatti una dedicato ad attività specializzate, come la lavorazione metallurgica attestata da una serie di fornaci, piani di lavoro e fosse fusorie accessorie.
Qui venivano inoltre svolte anche altre attività come la lavorazione del palco di cervo, spesso associata alla lavorazione di metallo per la produzione delle immanicature di strumenti compositi, come punteruoli, coltelli, scalpelli e ceselli. Gli abbondanti resti, lavorati e semilavorati sono ora in corso di studio in collaborazione con specialisti del settore.
Le ricerche di UniPv hanno infine rinvenuto alcuni frammenti ceramici con brevi iscrizioni in alfabeto preromano: la loro datazione alla fine VI-inizi V sec. a.C. conferma la precoce diffusione della scrittura alfabetica nelle alpi lombarde e testimonia i contatti tra le genti che vi abitavano e altre popolazioni dell’Italia preromana.
Conclusa la campagna di scavo, ora le attività del team di Prehistory_Protohistory@UniPV proseguono in laboratorio, con l’elaborazione dei dati di scavo e lo studio della cultura materiale.