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Scavi

L’archeologia pavese porta alla luce nuove evidenze sull’impatto della crisi dell'età del Tardo Bronzo nel Mediterraneo orientale

29 Luglio 2026
Articolo aggiornato:
Il team di scavo a Tell Semhani.
Il team di scavo a Tell Semhani.

Il colossal Odissea di Christopher Nolan ha riportato l’Interesse per il Mediterraneo pre-classico al centro dell’attenzione globale. La tesi che Nolan sostiene nella sua Odissea è che la guerra di Troia rappresenti il tracollo di un ordine socio-politico e religioso, quello delle società palatine del Tardo Bronzo, che gli stessi vincitori non possono controllare e che determina, anche per loro, smarrimento e impossibilità di ritorno. 

La crisi del Tardo Bronzo e la riflessione sulle sue cause e sugli sviluppi che essa ebbe è da anni al centro della ricerca storico-archeologica. A lungo negli ultimi decenni si era ritenuto che questa crisi non avesse avuto le conseguenze sistemiche che Nolan vuole leggere nei versi omerici e che Masperò aveva inserito in una teoria di migrazioni macroregionali, basandosi sulle iscrizioni reali di Ramses III. Si era invece ritenuto che in particolare nel Mediterraneo orientale fossero stati abbattuti i centri di potere politico - le capitali dei piccoli e grandi regni del Tardo Bronzo -, ma al di fuori delle capitali, la vita dei centri minori e dei villaggi rurali fosse continuata senza una discontinuità traumatica. Un buon esempio era ritenuto quello dei grandi centri politici e commerciali di Alalah nella regione dell’odierna Hatay e di Ugarit nella regione di Latakia. Questi due grandi centri furono distrutti alla fine del Tardo Bronzo, ma le ricognizioni e qualche scavo in centri di medie dimensioni avevano fatto ritenere che al di fuori della capitale la vita fosse continuata in maniera sostanzialmente simile all’epoca precedente, portando a minimizzare l’entità e l’impatto della crisi.

Le scoperte della missione italo-siriana a Tell Semhani, nell’odierno territorio di Latakia in Siria, vicino alla riva meridionale del fiume Nahr al-Kabir (Fig. 1 della galleria) , a 11 km dal sito guida di Ugarit Ras Shamra, offrono da questo punto di vista uno sguardo nuovo sulla vita rurale della regione durante la Tarda Età del Bronzo. Tra ottobre e novembre  del 2024 e 2025, gli archeologi dell'Università di Pavia diretti dal prof. Lorenzo d’Alfonso insieme ad archeologi della Direzione Generale delle Antichità e dei Musei (DGAM) e a studenti dell’Università di Damasco diretti dal Dr. Muhammed Redwan (DGAM – UniPv), hanno ripreso gli scavi presso questo sito (Figura di apertura: Il team di scavo a Tell Semhani).

Diversamente dalla comune prassi che porta gli archeologi a scavare principalmente grandi siti, Tell Semhani cela i resti di un piccolo abitato (meno di 1ha di estensione) delle campagne del Paese di Ugarit (la moderna Ras Shamra), noto per essere stato il più grande emporio e centro culturale del Mediterraneo nell’età del Tardo Bronzo (ca. 1500-1200 a.C.). Ugarit ha sempre attratto l'interesse degli studiosi con i suoi ritrovamenti di finissima fattura, l'architettura monumentale e i ricchi archivi palatini, i cui testi amministrativi e legali riferiscono anche delle attività produttive delle campagne e gli oltre 200 villaggi che le costellavano. Questi testi sono stati utilizzati per ricostruire l’economia e la società del Mediterraneo orientale nell’età dei Palazzi  ma nessun sito archeologico delle campagne era stato fino ad ora scavato per dare materiale sostanza a queste ricostruzioni. 

Tell Semhani è dunque uno degli abitati rurali del regno di Ugarit, il primo ad essere scavato estensivamente in Siria per il II millennio a.C. Le prime campagne archeologiche presso il sito erano avvenute tra il 2015-2018 a seguito della comunicazione di scavi clandestini; essi avevano portato alla luce un sepolcro familiare della prima metà del II millennio a.C. emerso lungo le pendici orientali del sito, probabilmente collocato all’interno di un’abitazione ed utilizzato da generazioni di abitanti di una famiglia del villaggio. 

Nel 2025 è stato esposto un secondo edificio ad uso domestico, con un repertorio di ceramica dipinta in parte di importazione cipriota e cilicia di grande pregio; nuove tombe hanno restituito altro vasellame integro di pregio, e tra l’altro, due statuine di nudi femminili in terracotta con invetriatura blu chiaro e pittura nera di dettagli anatomici, probabilmente utilizzate come amuleti (Fig. 2 della galleria: occupazione del Medio Bronzo e figurina invetriata). Le scoperte fanno comprendere che il villaggio divenne fiorente in quest’epoca che precede il Tardo Bronzo e la comunità che lo abitava era ancestralmente legata al sito e al suo territorio. 

Sulla sommità del sito è stato poi esposto estensivamente l’abitato di Tardo Bronzo (1500-1200 a.C.). Mentre le fasi più antiche di questa occupazione saranno oggetto della prossima campagna dell’autunno 2026, di particolare rilievo storico è la presenza di un livello di bruciato spesso ca. 5 cm rinvenuto in tutte le aree di scavo che segna un momento di chiara interruzione nella vita dell’abitato (Fig. 2). Le analisi al carbonio 14 hanno permesso di datare l’incendio proprio alla fine del Tardo Bronzo (1173±50 a.C). L’assenza di distruzione delle abitazioni sotto l’incendio sembra indicare che quando esso divorò l’abitato, lo stesso era già stato abbandonato. Sopra il livello di bruciato sulla sommità del sito sono stati rinvenuti i resti di un’occupazione successiva all’incendio, databile all’inizio dell’età del Ferro ( C14: 1125±70 a.C.: Fig. 3 della galleria). 

La nuova occupazione avvenne nel giro di poco tempo dall’incendio, dato che la cultura materiale in gran parte riprende quella dell’occupazione precedente. Tuttavia, sono stati rinvenuti frammenti di ceramica sub-micenea e di rocchetti di terra cruda di forma cilindrica che sono innovazioni nel repertorio del sito e sono di norma associate a contatti con gli usi di genti provenienti dall’Egeo e da Cipro. La nuova occupazione fu però di brevissima durata e una volta abbandonato, il sito non fu mai più insediato fino all’epoca bizantina.

Questa scoperta mette in forte discussione la tesi secondo cui il collasso politico nel Mediterraneo orientale avvenuto attorno al 1200 a.C. coinvolse solo i Palazzi e centri di potere, lasciando la vita rurale sostanzialmente invariata. Risulta invece evidente che la vita nel villaggio di Semhani aveva avuto una drammatica trasformazione all’epoca della crisi. Ad esempio, durante la nuova fase insediativa non si assiste più alla presenza di tombe familiari interne al villaggio segno di una trasformazione sostanziale del rapporto tra comunità, insediamento e territorio. L’abbandono del sito dopo il tentativo di rioccupazione è evidenza dell’impossibilità del ritorno al precedente ordine e della portata del cambiamento che avvenne per le comunità rurali del paese di Ugarit come per quelle della sua capitale.  

Le attività della missione siro-italiana hanno ricevuto una significativa copertura mediatica di cui è disponibile un elenco in allegato. Alla fine della campagna 2025, il team è stato invitato dall'Ambasciata Italiana a Damasco a presentare i risultati e le prospettive future del progetto. Il rapporto delle campagne di scavo è ora in corso di stampa nel numero 2026 della rivista Annales Archéologiques Arabes Syriennes.

Le attività di scavo a tell Semhani sono supportate dal fondo per l’archeologia dell’Università di Pavia e dal Comitato per le ricerche storiche-archeologiche nel Mediterraneo orientale ed hanno il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.