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Innovazione

Alla scoperta degli ambienti di produzione virtuale

13 Novembre 2023
Articolo aggiornato:
Esempio di virtual production

(English below) Nell’ambito del corso di Laurea in Scritture e Progetti per le Arti Visive e Performative, Claudio Santagostini, videomaker presso l’Università di Pavia, si è occupato della realizzazione di un breve reportage sul tema dei “virtual production environment”, ovvero degli ambienti di produzione virtuale.

Si trata della tecnologia alla base di un nuovo progetto di ricerca e sviluppo dell’Abertay University di Dundee (Scozia) dove le tecniche cinematografiche che utilizzano la combinazione di immagini generate al computer (CGI), schermi LED ad alta definizione e motion capture creano set virtuali, tecnologia già sperimentata ed utilizzata in recenti produzioni internazionali di grande successo.

Questo permette a registi (cinematografici ma anche teatrali) di creare ambienti generati digitalmente in grado di agevolare l’interazione in tempo reale, offrendo alternative più veloci e meno costose della tecnica del green screen (il fondale verde davanti cui viene filmata la scena e su cui viene poi sostituito in post-produzione lo sfondo).

Grazie alla tecnologia 5G e alla sua larghezza di banda è possibile connetere schermi e scenari digitali professionali tra set lontani tra loro, anche a diversi chilometri di distanza come ad esempio due città, consentendo di filmare attori in un ambiente virtuale coerente, senza la necessità di viaggiare o trovarsi necessariamente nello stesso luogo.

Il tuto viene poi assemblato in fase di post-produzione in un’unica scena o inquadratura.
Non solo: grazie alla tecnologia motion capture è possibile digitalizzare i movimenti di una persona, creandone poi un avatar virtuale altamente fotorealistico e applicarlo agli effetti speciali o ai videogiochi, importando il tutto in diversi prodotti.

L’uso della produzione virtuale abbinato al 5G ha un enorme potenziale per l’industria, compresa la possibilità di una significativa riduzione dell’impronta di carbonio attraverso la riduzione dei viaggi.

“Questo è il primo step volto a creare una vera e propria attvità di produzione in questo settore nella nostra città” afferma Phillip Vaughan, responsabile del nuovo corso in Technical Art & Visual Effects all’Abertay.

Il progeto fa parte di un più ampio piano su scala nazionale per la diffusione e la sperimentazione della
tecnologia 5G e delle industrie creative che vede il coinvolgimento anche dell’Università di Londra.

“Una grande potenzialità che combina professionisti del settore cinematografico e videoludico” afferma Scot Davidson, filmmaker e collaboratore presso l’Abertay.

Uno scenario che apre dunque a nuovi orizzonti dell’industria audiovisiva.

“In futuro, possiamo tranquillamente immaginare che cinema e gamification andranno sempre più a convergere grazie alla Virtual Reality e a realtà di questo tipo, dove comodamente da casa potremo non solo scegliere quale film vedere ma anche modificarne delle scene o la trama stessa” conclude Alessandro Loddo, ricercatore e letcurer in VR applicata ai videogame e alla chirurgia, sempre presso l’Abertay.

L’applicazione di tali tecnologie non va esclusivamente vista per il solo comparto cinematografico: essa può riguardare diversi setori interessati alla multimedialità, come la produzione di videocorsi online e la collaborazione in tempo reale in ambito medico e scientifico.

Qui sotto il video:

 
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As part of the degree course in Visual and Performing Arts, Claudio Santagostini, video maker at the University of Pavia, was involved in the creation of a short reportage on the theme of "virtual production environments", a new research and development project at Abertay University in Dundee (Scotland) where cinematographic techniques using the combination of computer-generated images (CGI), high-definition LED screens and motion capture create sets virtual, technology already tested and used in recent highly successful international productions.

This allows directors (cinematographic but also theatrical) to create digitally generated environments capable of facilitating real-time interaction, offering faster and less expensive alternatives to the green screen technique (the green backdrop in front of which the scene is filmed and on which the background is then replaced in post-production).

Thanks to 5G technology and its bandwidth it is possible to connect professional digital screens and scenarios between distant sets, even several kilometres apart such as two cities, allowing actors to be filmed in a coherent virtual environment, without the need for travel or necessarily be in the same place. Everything is then assembled in the post-production phase into a single scene or shot.

Also, thanks to motion capture technology it is possible to digitize a person's movements, then creating a highly photorealistic virtual avatar and applying it to special effects or video games, importing everything into different products.

The use of virtual manufacturing coupled with 5G has huge potential for the industry, including the possibility of a significant reduction in carbon footprint through reduced travel.

“This is the first step to create a real production centre in our city” says Phillip Vaughan, head of the new master’s degree in Technical Art & Visual Effects at Abertay.

The project is part of a broader national plan for the diffusion and experimentation of 5G technology and creative industries which also sees the involvement of the University of London.

“A great potential where professionals from the film and video game sectors are going to merge and collaborate.” says Scot Davidson, filmmaker, and collaborator at Abertay.

A scenario that therefore opens new horizons for the audiovisual industry.

“In the future, we can easily imagine that cinema and gamification will merge together thanks to virtual reality: comfortably from home, we will not only be able to choose which film to see but also modify scenes or the plot itself" concludes Alessandro Loddo, researcher and lecturer in VR applied to videogames and surgery, also at Abertay.

The application of these technologies should not be seen exclusively for the only cinematographic market: it can concern various areas of multimedia, such as the production of online video courses and real-time collaboration in the medical and scientific fields.