Formazione in Medicina d'Emergenza: il Modello Pavia fissa un nuovo standard
In un sistema sanitario sotto pressione e in una specialità come la Medicina d’Emergenza (EM), sempre più complessa e cruciale, l’Università di Pavia ha messo a punto e validato un curriculum quinquennale strutturato interamente sulla simulazione clinica.
La crescente complessità della Medicina d’Emergenza, dovuta al sovraffollamento, alle lunghe attese in Pronto Soccorso e all’ampliamento del ruolo sociale dei Dipartimenti di Emergenza, richiede modelli formativi strutturati e standardizzati. La simulazione in medicina è essenziale per l’educazione, la formazione e il miglioramento della cura dei pazienti. I programmi di specializzazione italiani in questo campo devono affrontare ulteriori sfide, tra le quali la qualità formativa variabile e un accesso limitato alla formazione basata sulla simulazione.
Per rispondere a questi problemi, l’Università di Pavia ha sviluppato un curriculum quinquennale basato sulla simulazione, integrato nel proprio programma di specializzazione in Medicina d’Emergenza.
La rivista internazionale «Emergency Care Journal» in uno studio dal titolo “Structured simulation-based education in emergency medicine residency programs: Pavia’s proposal for competence development and crisis management (Italy)” presenta tale modello e ne valuta l’allineamento con gli standard nazionali ed europei.
È stata condotta, infatti, un’analisi comparativa descrittiva, allineando gli obiettivi di apprendimento e le attività simulate del curriculum con il Core Curriculum della European Society for Emergency Medicine e con le linee guida stabilite dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, includendo il parere di associazioni nazionali. Ogni competenza è stata classificata indipendentemente come completamente coperta, parzialmente coperta o non coperta.
Sono emersi risultati eccellenti in termini di aderenza agli standard formativi. Il modello si distingue inoltre per l’innovazione tecnologica, grazie all’uso di skill trainers stampati in 3D, e per la qualità della docenza.
La pressione sulle strutture d'urgenza, unita ai tempi di gestione dilatati e alla nuova funzione sociale dei Pronto Soccorso, impone una profonda revisione dei modelli formativi. La simulazione clinica non è più un’opzione, ma lo strumento più potente per potenziare le competenze procedurali e cognitive, sviluppare le non-technical skills (leadership, comunicazione) e preparare al decision-making in condizioni di crisi.
Il curriculum dell'Università di Pavia prevede oltre 25 sessioni annue di simulazione per specializzando, con una progressione graduale:
- Anni 1°-2°: Focus sulle competenze di base e simulazioni peer-to-peer. Elemento distintivo è la “Induction Week” iniziale per i nuovi iscritti.
- Anni 3°-4°: Passaggio a scenari interdisciplinari complessi (trauma, pediatria, ostetricia, shock).
- Anno 5°: Culmine con simulazioni ad alta fedeltà su leadership, aspetti etico-legali, prevenzione del burnout e gestione delle maxi-emergenze.
«Integrare la simulazione nel programma formativo di una Scuola di Specializzazione non è facile, ma è assolutamente affascinante - spiega Stefano Perlini, direttore della Scuola di Specializzazione in Medicina di Emergenza e Urgenza, direttore UOC Pronto Soccorso IRCCS Policlinico San Matteo e coautore dello studio - È fondamentale passare dal considerare la simulazione "un’aggiunta a lezioni e tirocini" al renderla una parte del tutto integrante e pianificata nei diversi anni di corso. Si tratta di una proposta alla quale speriamo altre Scuole vogliano aderire con un unico scopo: imparare al meglio mettendo in sicurezza il paziente e il sistema. E anche (perché no?) divertendosi!»
Valorizzando la simulazione come asse pedagogico strutturato, questo modello ha il potenziale per standardizzare la formazione nella Medicina di Emergenza in Italia, rilanciare l’interattività della specializzazione e rafforzare concretamente la sicurezza del sistema sanitario.