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Medicina d'emergenza

Sul tetto del mondo per studiare le patologie d'alta quota

26 Febbraio 2025
Articolo aggiornato:
Il team della Spedizione Italiana Aconcagua 2025: da sinistra, il Dr. Paolo Rodi, Davide Pellegrini, il Dr. Giovanni Cappa. Dietro a loro l’Aconcagua.
Il team della Spedizione Italiana Aconcagua 2025: da sinistra, il Dr. Paolo Rodi, Davide Pellegrini, il Dr. Giovanni Cappa. Dietro a loro l’Aconcagua.

Da quasi quattro anni un team di ricerca studia i segni preclinici di edema polmonare ed edema cerebrale d’alta quota, patologie potenzialmente fatali che potrebbero colpire chiunque si avventuri sopra i 3.000 m.

Giovanni Cappa e Bruno Barcella - specializzatisi in medicina d'emergenza-urgenza presso l'Università di Pavia - hanno condotto degli studi ecografici preliminari sul Monte Bianco esaminando sia i polmoni che il nervo ottico con ecografi portatili. 

Successivamente, nell’ultimo anno, insieme al Dottor Paolo Rodi, medico specializzando in chirurgia generale in Svizzera, è stato studiato anche un nuovo protocollo per il trattamento dei sintomi del mal di montagna, applicando una pressione positiva di fine espirazione e con dei dispositivi specifici testati a dicembre 2024 a 3.500 m, a punta Helbronner (Monte Bianco).

A inizio febbraio 2025 è partita la spedizione patrocinata dal Club Alpino Italiano (CAI) e dalla Società Italiana di Medicina degli Ambienti Estremi (SIMAE) diretta verso la cima più alta delle Americhe: l’Aconcagua.

Il Dr. Paolo Rodi mentre testa un casco CPAP Dimar a Campo 2 sull’Aconcagua, a 5500m.
Il Dr. Paolo Rodi mentre testa un casco CPAP Dimar a Campo 2 sull’Aconcagua, a 5.500m.

Il team della spedizione era composto da tre persone: il dottor Giovanni Cappa, 32 anni, il dottor Paolo Rodi, 29 anni, e Davide Pellegrini, 24 anni, membro del soccorso alpino Italiano, Stazione Pavia-Oltrepò.

Il dottor Bruno Barcella, dottorando dell’Università di Pavia, e la dottoressa Flavia Resta, specializzatasi anche lei all’Università di Pavia hanno contribuito ad alcuni aspetti organizzativi della ricerca.

Gli stessi test che erano stati effettuati nelle sessioni precedenti sulle Alpi (a cui ha partecipato anche il Dr. Leonardo Menon, medico specializzando in Anestesia e Rianimazione dell’Università di Torino) sono stati ripetuti, ma sulle quote ben maggiori delle Ande: 4.200 m, 5.500 m, 6.000 m.

Il team dopo 20 giorni di spedizione ha raccolto tutti i dati necessari per concludere questo studio pilota. Inoltre Giovanni Cappa e Paolo Rodi hanno raggiunto la vetta del picco andino a quasi 7.000 m.

«Siamo estremamente contenti di questo progetto perché ha unito professionisti sanitari accademici ed ospedalieri quasi da tutta Italia: in molti ci hanno voluto dare una mano per questo ambiziosissimo progetto di ricerca - afferma Giovanni Cappa - Inoltre è doveroso segnalare che questa ricerca è stata possibile grazie al contributo di molte aziende e privati che ci hanno ascoltato e hanno voluto dare il loro supporto economico per migliorare la comprensione e studiare nuove strategie di trattamento per queste malattie che uccidono centinaia di alpinisti tutti gli anni».

Il Dr. Giovanni Cappa che esegue un’ecografia polmonare a Campo 3, 6000 metri.
Il Dr. Giovanni Cappa che esegue un’ecografia polmonare a Campo 3, 6.000 metri.