Può esistere una IA veramente open source? Il parere del prof. Federico Faroldi UniPv
Il prof. Federico Faroldi, professore associato di Informatica e logica giuridica e di Informatica giuridica presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Pavia, di "Ethics, law and AI" all’interno del corso di laurea interateneo in Intelligenza Artificiale e di "Advanced foundations of law and regulations in privacy and data protection" per il corso di laurea magistrale intereateneo Artificial Intelligence for Science and Technology, è intervenuto durante la rubrica "Progress" di SkyTg24 per rispondere al quesito "Può esistere una IA veramente open source?"
Caratteristiche dell'open source sono la replicabilità massima, l'accesso ai dati e al modello. Sulla carta ciò è possibile, ma dal punto di vista normativo è necessario interrogarsi circa la sua liceità e interrogarsi su cosa si intenda esattamente per intelligenza artificiale.
Se da un lato l'open source garantisce un ampio accesso, la possibilità di crescita economica e vantaggi di trasparenza, dall'altro si devono prendere in considerazione questioni legate alla qualità, alla sicurezza e alla privacy. Ci si muove su un piano oscuro.
Centrale il tema dalla proprietà intellettuale e delle possibili cause legali che sollevano il problema del rapporto tra giurisdizione e legislazione, sottolineando la necessità di accordi internazionali.
Sarà necessario ripensare il concetto di diritto d'autore alla luce di queste nuove tecnologie.
Altro vero punto cardine sono poi i dati, la loro origine e il loro utilizzo.
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