Roma, nell’area archeologica di San Vito riparte @Pavia_at_Rome, progetto di ricerca archeologica e di archeologia pubblica dell’Università di Pavia
Prende il via il 9 giugno 2026 la nuova campagna di ricerca e di archeologia pubblica dell'Università di Pavia nell’Area archeologica della chiesa dei Santi Vito e Modesto, all'Esquilino, presso l'Arco di Gallieno. Le attività proseguiranno fino al 26 giugno e saranno condotte da un gruppo di studenti e ricercatori italiani e internazionali sotto la direzione della prof.ssa Elena Calandra, docente del Dipartimento di Studi Umanistici dell'Ateneo pavese.
Lo scavo si svolge in regime di concessione, con Decreto del Direttore Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dott. Fabrizio Magani, con la Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma, diretta dalla dott.ssa Daniela Porro, in collaborazione con il funzionario archeologo responsabile, dott. Fabrizio Santi, e grazie all'accoglienza della Parrocchia di Santa Maria Maggiore in San Vito, nella persona di Padre Simone Pietro Russo.
La campagna di scavo rappresenta la prosecuzione del progetto di studio avviato nel 2025 per il recupero e la valorizzazione della documentazione e dei materiali provenienti dagli scavi eseguiti negli anni Settanta dalla Soprintendenza. Le nuove indagini mirano a ricostruire la complessa stratificazione archeologica dell'area grazie a nuovi scavi dopo più di cinquant’anni e attraverso le più avanzate tecniche di rilievo e di documentazione digitale.
Tra i principali temi di ricerca figurano lo studio delle strutture attribuite alle Mura Serviane, l'analisi delle infrastrutture idriche connesse e la verifica di alcune interpretazioni formulate durante gli scavi passati, alla luce delle più recenti metodologie archeologiche.
L’Area di San Vito costituisce infatti un osservatorio privilegiato per comprendere le trasformazioni di Roma nel lungo periodo: in pochi metri quadrati si conservano testimonianze che attraversano oltre due millenni di storia urbana. L’obiettivo è rileggere questo straordinario archivio archeologico integrando i dati delle ricerche del passato con gli strumenti e le tecnologie disponibili oggi.
La valorizzazione del patrimonio passa anche attraverso la condivisione della conoscenza e, pertanto, aprire il cantiere al rione e ai visitatori significa rendere partecipi i cittadini del processo stesso della ricerca archeologica, mostrando come si costruisce la conoscenza del passato e come questa contribuisca alla tutela del patrimonio. Il cuore del progetto è proprio questo: per tutta la durata della campagna lo scavo sarà sempre aperto alla cittadinanza e ai visitatori, che potranno osservare le attività in corso e confrontarsi direttamente con archeologi e studenti in più lingue. La campagna si propone così come un modello di integrazione tra ricerca scientifica, formazione e archeologia pubblica, trasformando un importante sito storico dell'Esquilino in uno spazio aperto di conoscenza, partecipazione e dialogo con la città, dalla Protezione Civile Roma Capitale al Polo Civico Esquilino alle imprese, come MIMA s.r.l., che prestano un prezioso supporto.
Di questo un segno tangibile è il rapporto tra l’Università di Pavia e il Liceo Classico Pilo Albertelli, diretto dalla prof.ssa Rosa Palmiero: durante l’anno l’Università ha svolto con il Liceo, distante pochi metri dallo scavo, un progetto di avvicinamento all’Esquilino per una classe quinta, e addirittura sarà il Liceo a ospitare per tutto il periodo dello scavo gli studenti di Pavia, dando prova di un’integrazione perfetta in ambito pubblico.