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Val d’Ambria: tracce di vita preistorica. I fossili della valle raccontano come era il mondo 280 milioni di anni fa

Dal 21 al 30 novembre 2025
Articolo aggiornato:
Ricostruzione della Val d’Ambria 280 milioni di anni fa
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Fabio Manucci
Ricostruzione della Val d’Ambria 280 milioni di anni fa.

Dal 21 al 30 novembre 2025, presso la Tensostruttura sita in Piazza Garibaldi a Sondrio, sarà possibile visitare "Val d’Ambria: tracce di vita preistorica. I fossili della valle raccontano come era il mondo 280 milioni di anni fa", un'esposizione paleontologica a cura del Parco delle Orobie Valtellinesi in collaborazione con Edison S.p.A..

Un'iniziativa volta a valorizzare l'eccezionale patrimonio fossilifero emerso dalle recenti campagne di ricerca e studio condotte nel territorio da parte dei ricercatori del Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente dell’Università di Pavia (Ausonio Ronchi, Niccolò Menegoni, Rudy Scarani e Marco Cattaneo), del Museo di Storia Naturale di Milano e del Museum für Naturkunde di Berlino, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, belle Arti e paesaggio per le Province di Como, Lecco, Sondrio e Varese e con il Parco delle Orobie Valtellinesi.

280 milioni di anni fa, alla fine dell’Era Paleozoica, l’ambiente delle attuali Alpi Orobie era molto diverso rispetto a quello che conosciamo. A quel tempo, si trattava di una vasta piana circondata da rilievi, caratterizzata da corsi d’acqua e laghi temporanei, che si trovava in una posizione paleogeografica molto vicina all’Equatore.

Quello che rimane oggi di questi antichi ambienti sono rocce sedimentarie che conservano strutture molto interessanti, come le fratture da disseccamento del suolo, le increspature di antichi fondali lacustri o fluviali e le impronte di gocce di pioggia. Sempre in queste rocce si rinvengono una grande abbondanza di tracce di tetrapodi, gli animali (soprattutto rettili e anfibi) che abitavano quelle aree semi-aride durante il Permiano inferiore.

Il 29 novembre 2025 (ore 14:30) si terrà la presentazione ufficiale della mostra, arricchita da un momento di approfondimento scientifico. I ricercatori dell’Università di Pavia condurranno i presenti alla scoperta dei reperti, illustrando l’importanza strategica dei ritrovamenti e il contributo che essi offrono alla conoscenza della geostoria alpina.