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Strutture

Core Facilities, dal network nazionale nuovi modelli per rafforzarne lo sviluppo. Il contributo dell’Università di Pavia

30 Settembre 2026
Articolo aggiornato:
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© Università di Pavia

Le Core Facilities sono laboratori centralizzati che offrono strumentazioni e tecnologie complesse con personale altamente specializzato a supporto delle attività scientifiche. All’Università di Pavia, il Centro Grandi Strumenti istituito a metà degli anni Ottanta, offre strumenti e servizi avanzati per la ricerca (dai laboratori di microscopia alla risonanza magnetica nucleare, dalla cristallografia alle spettroscopie, dal biomedical imaging alla prototipazione scientifica), ed è stato oggetto negli ultimi anni di una politica di crescita tecnologica e di collaborazione trasversale tra i gruppi di ricerca.

In Italia, dal 2022, è attivo il network “NICo” grazie a una iniziativa congiunta di 11 Atenei ed Enti di Ricerca, attualmente in espansione. Al suo terzo congresso nazionale tenutosi a settembre a Chieti, il contributo dall’esperienza pavese ha riguardato le strategie per il rafforzamento della ricerca, dell’innovazione e della valorizzazione del capitale umano. Il documento “Verso un Ecosistema Nazionale delle Core Facilities”, come spiega l’autrice, Samantha Solito del Laboratorio di Citofluorimetria del Centro Grandi Strumenti UniPv e membro del Comitato Tecnico-Scientifico NICo, «individua nelle Core Facilities un'infrastruttura essenziale per la competitività del sistema della ricerca, evidenziando tre criticità prioritarie: la mancanza di un pieno riconoscimento formale nei documenti strategici e nei sistemi di valutazione, la carenza di finanziamenti strutturali e l’assenza di profili e percorsi di carriera adeguati per il personale altamente specializzato». 

La proposta della rete, che riguarda anche l’adozione di modelli economico-finanziari sostenibili ispirati alle buone pratiche francesi e tedesche e la rendicontazione diretta nei finanziamenti della ricerca, «punta verso un modello coordinato che integri le Core Facilities territoriali con le grandi infrastrutture e piattaforme nazionali - prosegue Solito - evitando duplicazioni e favorendo interoperabilità, standard comuni e condivisione delle capacità scientifiche. Tra le priorità indicate figurano il riconoscimento istituzionale delle Core Facilities come infrastrutture strategiche distribuite, l’adozione di modelli armonizzati per accesso, tariffe e qualità e la costituzione di un coordinamento stabile tra MUR, ANVUR, CRUI e NICo. Il documento propone inoltre indicatori comuni di performance, una mappatura nazionale di tecnologie e competenze e, sul fronte del capitale umano, profili professionali dedicati, percorsi di carriera coerenti e formazione continua».

Dal confronto è emersa una convergenza tra tutte le istituzioni coinvolte sulla necessità di considerare le Core Facilities «non come una somma di apparecchiature o servizi accessori, ma come una componente strutturale dell’ecosistema nazionale della ricerca, fondata sull’integrazione tra tecnologie, competenze, persone e capacità organizzative», si legge nel comunicato.

Al congresso NICo di Chieti, ampio risalto è stato dato al contributo di Amanda Oldani del Laboratorio di Microscopia Ottica del Centro Grandi Strumenti UniPv, che ha tenuto una relazione sui risultati ottenuti nel campo dell'armonizzazione e della standardizzazione delle misure di microscopia avanzata. E ancora da Pavia: un primo poster del Laboratorio di Prototipazione Scientifica (a cura di Massimo Mozzi) ha illustrato il ruolo interdipartimentale di questa struttura, quale “hub tecnologico” in grado di sviluppare prototipi avanzati - combinando meccanica, elettronica e informatica - a partire dalle idee dei ricercatori; mentre un secondo poster (Samantha Solito) ha mostrato i risultati ottenuti in seno alla rete NICo in conformità con i principi delle infrastrutture europee ESFRI relativamente agli indicatori chiave di performance (KPI) delle Core Facilities del Paese.