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Storia

Riforme e università nella Pavia del secondo Settecento: uomini, luoghi, idee

27 e 28 novembre 2025
Articolo aggiornato:
Cortili del Palazzo centrale UniPv visti dall'alto. Sullo sfondo Castello Visconteo

In occasione del 250° anniversario della riforma scolastica che l’abate Giovanni Bovara impiantò nella Lombardia austriaca nel 1775, i collegi Cairoli e Ghislieri di Pavia e la prof.ssa Simona Negruzzo del Dipartimento di Musicologia e Beni culturali dell'Università di Pavia, sede di Cremona, organizzano a Pavia il convegno: Riforme e università nella Pavia del secondo Settecento: uomini, luoghi, idee, nelle giornate del 27 e 28 novembre 2025.

L’iniziativa intende riportare all’attenzione del pubblico e degli studiosi un periodo particolarmente ricco e fecondo della storia dell’Università pavese, istituzione nella quale si sperimentarono e poi si applicarono una serie di riforme organizzative e disciplinari dando così attuazione alle politiche educative perseguite da Maria Teresa d’Austria e poi continuate dal figlio Giuseppe II.

In realtà, l’università veniva concepita come il fulcro di un progetto riformatore complessivo che comprendeva un sistema di scuole primarie pubbliche (statali e comunali), la trasformazione in statali dei ginnasi dei gesuiti, la creazione di un’offerta di istruzione professionale da affiancare ai ginnasi pubblici.

La Lombardia poté così vantare un sistema educativo integrato, dall’istruzione primaria all’università sotto il pieno controllo dello Stato.

Il convegno pavese si aprirà nel pomeriggio di giovedì 27 novembre presso il Collegio Cairoli con i saluti del rettore Andrea Zatti. Dopo l’introduzione di Simona Negruzzo (Università di Pavia), Angelo Moioli (Università Cattolica del Sacro Cuore) interverrà su: Karl von Zinzendorf nella Milano di Firmian e di Wilczek. Seguiranno: Alessandra Ferraresi (Università di Pavia), Formazione di uno Stato territoriale e formazione della sua classe dirigente: l’Università di Pavia al centro del sistema; Ivana Pederzani (Università Cattolica del Sacro Cuore), Giovanni Bovara: da
riformatore versatissimo a ministro prudente; Maurizio Piseri (Università della Valle d’Aosta), Giovanni Bovara, un riformatore moderato. La costruzione del sistema educativo statale nella Lombardia Austriaca; Andrea Zatti (Università di Pavia), Arrigo Pisati (Università di Ferrara), Pietro Tamburini e il Collegio Germanico-Ungarico di Pavia; Martino Fagnani (Università di Pavia), La scienza dei vegetali a Pavia: didattica, spazi e idee nel XVIII secolo.

La seconda sessione si aprirà la mattina di venerdì 28 novembre presso il Collegio Ghislieri con i saluti del rettore Alessandro Maranesi. Interverranno: Giulia Delogu (Università di Venezia), Il Collegio Ghislieri del secondo Settecento: studenti “utili al Principe, alla Patria e a se medesimi”; Paolo Mazzarello (Università di Pavia), La fisica del vivente di Lazzaro Spallanzani; Simona Gavinelli (Università Cattolica del Sacro Cuore), Gregorio Fontana e la prima direzione della riformata Biblioteca Universitaria di Pavia; Lucio Fregonese (Università di Pavia), Alessandro Volta: formazione e contributi al sistema formativo delle riforme teresiane; Giorgio Mellerio (Università di Pavia), L’insegnamento della chimica tra riforme e rivoluzioni (Scopoli e Brugnatelli); Marco Bernuzzi (Ateneo di Scienze Lettere Arti, Bergamo), Ad mentem Augustini. Ecclesiologia e maestri minori alla Facoltà Teologica di Pavia; Simona Negruzzo (Università di Pavia), «Usar buona critica». La riforma dei seminari lombardi tra due secoli.

Accanto agli illustri protagonisti della stagione riformatrice settecentesca (da Bovara a Firmian, da Tamburini a Fontana, da Spallanzani a Volta, da Scopoli a Brugnatelli), il convegno intende far emergere come sulle rive del Ticino, si mise a punto una vera e propria universitas studiorum, dove accanto alle lezioni nelle aule, studenti e docenti formavano un’autentica comunità ritrovandosi nei laboratori, nelle biblioteche e soprattutto nei collegi. Un progetto complessivo e integrato, la cui energia propositiva potrebbe costituire un esempio anche per l’oggi.