Il Museo Archeologico dell’Università di Pavia al Convegno Internazionale degli Egittologi di Leida
Dal 6 all’11 agosto 2023, si è tenuto a Leida in Olanda, il 13° Convegno Internazionale degli Egittologi.
Protagoniste, tra le centinaia di interventi, anche le mummie del Museo Archeologico dell’Università di Pavia.
Il convegno è stato organizzato dall’Università di Leida, in particolare da Olaf Kaper professore di Egittologia e da Miriam Müller, docente di Egittologia, con il supporto del museo archeologico, Rijksmuseum van Oudheden, dell’Associazione Internazionale degli Egittologi, di ICOM, di circa 50 studenti volontari e di tutta la città.
900 partecipanti, di tutti i paesi del mondo. La cerimonia di inaugurazione, tenutasi ldomenica 6 agosto 2023, nel teatro cittadino, ha visto la partecipazione di numerose autorità, tra il Ministro del Turismo e delle Antichità della Repubblica Araba d’Egitto, Khaled el-Enany Ezz, l’ambasciatore egiziano, Hatem Elsayed Mohamed Kamaleldin, il sindaco, Henri Lenferink, la presidentessa dell’Associazione Internazionale degli Egittologi, Willeke Wendrich, direttore del Cotsen Institute dell’Università di Los Angeles, che ha passato il testimone al Professor Tarek Tawfik, la professoressa Monica Hanna, egittologa e Dean dell’Arab Academy for Science, Technology & Maritime Transport, impegnata nella salvaguardia dei beni dell’Egitto, Ola El Aguizy, egittologo egiziano e professore emerito dell’Università del Cairo e, infine, il segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità, Mustafa Waziry, famoso per le sue numerossime scoperte e la sua infaticabile attività. Online dal Sudan è intervenuto anche il direttore del Museo di Khartoum, Hatim Alnour.
Tre istituti dell’università hanno messo a disposizione dieci sale, dove contemporaneamente, ogni mezz’ora, si sono svolti gli interventi organizzati in sessioni, con temi specifici, come ad esempio la ceramica, le pratiche funerarie, gli animali, l’archeologia templare, i vari siti archeologici, la museologia pedagogica, spaziando quindi da argomenti egittologici a quelli museali.
In questo panorama internazionale, le mummie del Museo di Museo Archeologico dell’Università di Pavia, diretto dal Prof. M. Harari e curato dalla dott.ssa Anna Letizia Magrassi Matricardi, sono state presentate, nell’ambito dell’antropologia fisica in un intervento a 4 mani, da Sabina Malgora, direttore del centro ricerche e sviluppo progetti Mummy Project e curatrice di alcune collezioni egizie di musei del nord Italia e da Francesca Motta, osteoarcheologa del Mummy Project, che ha parlato al pubblico.
La conferenza ha trattato i principali casi di studio del centro ricerche dal 2007 ad oggi, tra i quali spicca il progetto di ricerca, studio, restauro e valorizzazione della collezione egizia pavese. I reperti sono stati anticipati da una introduzione sul Museo, per renderlo noto agli studiosi di tutto il mondo. L’intervento è stato quindi un’occasione per far conoscere sia la realtà museale universitaria sia il progetto Mummy Project che ha permesso di sottoporre le mummie a sofisticate analisi che hanno consentito la ricostruzione della loro storia, compresi i loro volti, rendendole più presenti e vicine al pubblico. A conclusione della ricerca, è stata realizzata una piccola sezione egizia, chiamata Egyptian Corner.
«Sono onorata di aver presentato i preziosi reperti della collezione dell’Università di Pavia – commenta Francesca Motta – nel panorama internazionale della ricerca egittologica».
«Davvero un evento mondiale – commenta Sabina Malgora – è stato interessante, ma anche molto faticoso, poiché ogni giorno si seguivano circa 13 interventi. Inoltre occorreva operare un’attenta selezione, perché in contemporanea ve ne erano almeno 6. È stato meraviglioso ritrovare colleghi e amici, con molti dei quali mantengo contatti o collaboro. Ho potuto cogliere così l’occasione di far conoscere il Museo e la città ai colleghi venuti da ogni parte del mondo. C’erano anche i grandi studiosi che hanno fatto la storia della ricerca e ai quali mi sono ispirata. Un tempo erano nomi su libri, oggi con orgoglio posso dire che sono amici.»