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Associazioni studentesche

Sopravvivere alla bomba atomica: la testimonianza degli Hibakusha

Dal 16 al 18 marzo 2026
Articolo aggiornato:
Facciata Aula '400 e Disegno, sullo sfondo il Duomo e il Museo Archeologia

“Sopravvivere alla bomba atomica” è un progetto dell'associazione studentesca Ateneo Studenti che unisce una mostra e un incontro pubblico per riflettere sul duplice volto dell’energia nucleare: distruzione e cura.

La mostra propone un percorso di memoria e consapevolezza sull’uso dell’atomica come arma, sulle sue conseguenze umane e storiche e sulla necessità di non dimenticare. Sarà visitabile nel Cortile Sforzesco dell’Università dal 16 al 18 marzo 2026, con accompagnamento e spiegazione.

A questa riflessione si affianca l'incontro "Sopravvivere alla bomba atomica. Dal dolore alla cura: la voce degli Hibakushia e la responsabilità della scienza" che si terrà martedì 17 marzo alle ore 21:00, presso l’Aula del '400 e l’Aula Disegno dell’Università, tra un sopravvissuto alla bomba atomica e il direttore del CNAO - Centro Nazionale di Adroterapia di Pavia, organizzazione scientifica impegnata nell’utilizzo dell’atomo in ambito medico e terapeutico.

Relatori: 

  • Dott. Masoa Tomonaga, professore emerito di Medicina dell'Università di Nagasaki, Giappone.
  • Sandro Rossi, Direttore Generale Fondazione CNAO, Pavia.

Moderatore:

  • Stefano Perlini, Università di Pavia

La ricerca scientifica, nella sua enorme potenzialità, è uno strumento prezioso che può contribuire al “bene” o al “male” dell’umanità. 

Le applicazioni relative alla fisica nucleare ne sono un esempio lampante.

Oggi, ad oltre 80 anni dallo scoppio della prima bomba atomica su Hiroshima e poi su Nagasaki, i superstiti, i sopravvissuti, detti Hibakusha, letteralmente, “persone colpite dall’esplosione” hanno intrapreso una missione che si sta rivelando (purtroppo) ancora necessaria anche ai nostri giorni, cioè: impedire che tali fatti si possano ripetere perché quello che hanno visto e subito è stato “inumano”. Il dolore non tace, ma da quella ferita continua a levarsi una voce che chiede pace.

La grande responsabilità della scienza è quindi quella di indirizzare la ricerca verso la cura e non verso la distruzione e la morte. La scelta tra il bene e il male è nelle mani di ciascuno di noi, ognuno nel proprio ambito. Questo incontro vuole mettere a fuoco soprattutto questo.

6 agosto 1945. Alle 8:15 del mattino una luce accecante squarcia il cielo di Hiroshima. Tre giorni dopo, anche Nagasaki viene colpita. È l’inizio dell’era atomica. Chi è sopravvissuto a quelle esplosioni ha visto cambiare per sempre la propria esistenza. Nel tempo, alcuni Hibakusha hanno scelto di trasformare il ricordo in memoria. Hanno dato vita all’organizzazione Nihon Hidankyo, che da decenni si batte per un mondo libero dalle armi nucleari. Proprio a questa associazione è stato assegnato il Premio Nobel per la Pace 2024. Non per un riconoscimento simbolico, ma per la concretezza con cui da 80 anni gli Hibakusha incontrano quotidianamente scuole, istituzioni, governi, con un impegno basato sulla memoria e sulla speranza.

Masoa Tomonaga è nato a Nagasaki nel 1943. Aveva due anni appena, quando la bomba devastò la città. È figlio di Msanobu Tomonaga, medico che ebbe in cura Takashi Paolo Nagai, il medico cristiano di Nagasaki sopravvissuto alla bomba e morto nel 1951 in fama di santità e che gli era vicino al momento della morte. Quelle immagini, quei racconti, lo segnarono. Ha scelto di diventare medico anche lui, specializzandosi in ematologia. Per decenni ha curato pazienti colpiti da leucemie e altri tumori causati dalle radiazioni. Oggi è professore emerito all’Università di Nagasaki, unendo il rigore dello scienziato alla forza del testimone.

Sandro Rossi è Direttore Generale del Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica di Pavia, voluto e finanziato dal Ministero della Salute con lo scopo di curare i pazienti oncologici con tecniche innovative basate sull’uso dei fasci di particelle (protoni e ioni carbonio). Oggi il centro conta 170 persone, tra fisici, ingegneri, medici, tecnici, operatori sanitari e amministrativi. Il CNAO è l’unico in Italia e uno dei soli sei centri al mondo in grado di trattare tumori inoperabili o che non rispondono alla radioterapia convenzionale e ad oggi ha trattato oltre 6000 pazienti. Nel corso della sua attività Sandro Rossi ha pubblicato numerosi articoli scientifici, è membro di comitati e commissioni, ha partecipato come relatore a molti congressi e per alcuni anni ha tenuto corsi universitari sulla fisica delle particelle e sulla fisica applicata alla medicina. 

Il sincrotrone del CNAO di Pavia
Il complesso acceleratore di particelle, detto sincrotrone, del CNAO.

Dalla distruzione alla cura: l’energia dell’atomo al servizio della vita

Le stesse conoscenze scientifiche che nel Novecento hanno reso possibile la costruzione delle armi nucleari hanno anche aperto la strada a strumenti straordinari per la medicina. Il Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica (CNAO) di Pavia rappresenta uno degli esempi più concreti di questo passaggio dalla distruzione alla cura. Qui l’energia delle particelle subatomiche non viene liberata per distruggere, ma viene guidata con estrema precisione per colpire i tumori e salvare vite.

Nel cuore del centro opera un grande acceleratore di particelle, il sincrotrone, capace di produrre fasci di protoni e ioni carbonio che penetrano nel corpo umano con una precisione millimetrica. Grazie al cosiddetto picco di Bragg, l’energia delle particelle viene rilasciata esattamente nel punto del tumore, riducendo al minimo il danno ai tessuti sani circostanti. È un esempio potente di come la fisica dell’atomo, se orientata alla cura, possa diventare una fonte di speranza per i pazienti.

L’attività del CNAO testimonia in modo concreto la responsabilità etica della scienza: trasformare conoscenza e tecnologia in strumenti di vita. Se la storia dell’energia nucleare ha mostrato il volto più drammatico dell’ingegno umano, luoghi come il CNAO dimostrano che quella stessa conoscenza può essere guidata verso il bene, diventando non più simbolo di distruzione, ma raggi di speranza per la cura dei tumori.

La comunità è invitata a partecipare a questa occasione di riflessione sul rapporto tra scienza, responsabilità e memoria.