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Collegio F.lli Cairoli

Mostra "MINIMALIA. Quadri di Giorgio Flor"

Dall'11 al 13 giugno 2026
Articolo aggiornato:
Collegio Cairoli, dettaglio della facciata

Il Collegio F.lli Cairoli ospiterà in Galleria Marco Fraccaro la mostra "MINIMALIA. Quadri di Giorgio Flor", mostra di beneficenza a favore dell’Agenzia n.1 di Pavia per Ayamè, a cura di Angela Fraschini, Marino Piccinni, Alberto Majocchi, Rino Rocchelli, Cristina Gallotti.

La mostra sarà inaugurata giovedì 11 giugno 2026, dalle ore 18:00, e resterà aperta fino al 13 giugno 2026 dalle ore 11:00 alle ore 19:00.

«Questo evento nasce da una richiesta dell’amico Alberto Majocchi, di donare alcune mie tele all’Agenzia n°1 di Pavia per Ayamè, richiesta che ho accettato con grande piacere» ha dichiarato Giorgio Flor.

Presegue: «I lavori rientrano nel filone del minimalismo. La scelta di dedicarmi a questa corrente artistica è dovuta all’assonanza tra i principi fondamentali del minimalismo e il mio stile di vita teso a cercare di eliminare il superfluo, circondandomi solo di ciò che mi sia utile e necessario. In sostanza faccio mio il motto “Less is more” dell’architetto modernista Ludwig Mies van der Rohe, spesso adottato per definire l’approccio minimalista.

Pensando alle tele esposte mi rasserena il fatto che, come si ritiene giustamente, il dipinto informale debba essere considerato non solo opera dell’artista ma anche dell’osservatore che lo interpreta sulla base del proprio bagaglio interiore.

Ringrazio quindi Alberto Majocchi, Cristina Gallotti, mia figlia Giuseppina, il prof. Zatti Rettore di questo prestigioso collegio che ci ospita e tutti coloro che hanno contribuito all’organizzazione. Ringrazio poi chi è qui questa sera e chi verrà nei prossimi giorni a visitare la mostra, augurandomi che sia per tutti una piacevole esperienza».

Giorgio Flor è professore emerito di chimica fisica presso l'Ateneo di Pavia. Al termine della lunga carriera accademica ha ripreso la passione per la pittura, dedicandosi alla ritrattistica e alla rappresentazione astratta. I lavori informali, scelti per questa mostra, sono inquadrabili in una delle correnti artistiche fondamentali della seconda metà del Novecento: il minimalismo, espressione radicale dell'astrattismo estremo. Per questa corrente pittorica l'opera si concentra sulla forma pura, sul colore, sullo spazio, eliminando ogni elemento superfluo e qualsiasi coinvolgimento emotivo del pittore.

Le tele esposte appartengono a tre ricerche distinte. Nelle opere ascrivibili al minimalismo geometrico, numerate da 1 a 11, i soggetti sono costituiti da forme semplici, linee, cerchi, triangoli, rettangoli, dipinte con pochi colori che interagiscono tra loro nel tentativo di trasmettere un senso di armonia. Ma ciò che a prima vista sembra pura rappresentazione geometrica può svelare altro, inducendo chi osserva a chiedersi non tanto cosa stia guardando, ma quali sensazioni gli trasmetta il dipinto.

Il secondo gruppo di lavori, da 12 a 21, esprime la ricerca di una fusione tra linguaggio visivo e linguaggio testuale.
Le forme geometriche semplici, alla base del minimalismo, diventano strumenti per la creazione dei caratteri dell'alfabeto, resi con linee pulite e campiture piatte, eliminando ogni dettaglio superfluo. Le lettere così costruite cessano di essere segni grafici o strumenti di comunicazione per diventare realtà artistiche al confine tra scrittura e figurazione. I caratteri, presi singolarmente o accostati a formare parole, si impongono come protagonisti assoluti dell'opera. Queste tele esprimono in definitiva la trasformazione dell'atto dello scrivere in quello del dipingere, ricordando che ogni parola è prima di tutto un disegno che abbiamo imparato a interpretare.

Le tele del terzo e ultimo gruppo, numerate da 22 a 30, rappresentano paesaggi naturali e, pur essendo ascrivibili all'astrattismo, introducono elementi di realtà. Lo spazio pittorico viene riempito con figure geometriche semplici, rese con toni neutri e caldi. Una parte dei quadri di questo gruppo si caratterizza per una forte scomposizione geometrica. Montagne, rocce e nuvole vengono spezzate in blocchi poliedrici, come frantumati da una forza distruttrice e poi riassemblati, per mettere in rilievo la loro intrinseca fragilità.