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Arte

Mostra "Agostino Ferrari. Percorsi del segno"

Dal 19 aprile al 22 maggio 2024
Articolo aggiornato:
Biblioteca di arte, soffitto ligneo

Dopo la mostra Cent’anni di storia dell’arte, il nuovo evento Agostino Ferrari. Percorsi del segno ospitato nella sala della sezione Arte della Biblioteca di Studi Umanistici, rappresenta la seconda tappa di una serie di mostre organizzate dai docenti di storia dell’arte come laboratori culturali e didattici, occasioni d’incontro e riflessione, spunti per brevi “focus” su temi che attestino un’esperienza formativa comune.

La mostra - a cura del prof. Paolo Campiglio - sarà inaugurata venerdì 19 aprile 2024, alle ore 18:00, e sarà poi visitabile fino al 22 maggio 2024.

Agostino Ferrari (Milano, 1938) è un maestro noto per la sua ricerca incentrata sul “segno” come elemento primordiale, tramite tra il linguaggio dell’arte e l’esistenza, intesa come insieme di conoscenze e di sedimentazioni culturali legate all’individuo. Membro del Gruppo Cenobio con Ettore Sordini, Angelo Verga e Arturo Vermi e partecipe di una generazione post-informale (la medesima di Piero Manzoni), Ferrari è sempre stato convinto della necessità intima della pittura come espressione umana, non più e non solo come attestazione “caotica” di una condizione esistenziale, ma coscienza attiva del linguaggio.

La sua condizione post-informale non si è mai espressa nella reazione più radicale che prevede l’azzeramento degli stessi codici espressivi, al di là della pittura, ma ha conservato, approfondendole, le strutture di base del linguaggio, ovvero la semplicità ed eternità del segno come nucleo significante di una forma.

I lavori esposti in quest’occasione sono bozzetti di piccole dimensioni, tracce dei recenti sviluppi della sua parabola artistica, che danno l’idea del “percorso” attuato dal maestro per arrivare a una soluzione definitiva. I bozzetti esposti, che l’artista denomina Progetti plastici, eseguiti tra il 2017 e il 2022 e 2023, riferiti agli ultimi cicli realizzati in grande con sabbia e acrilici su tela, rivelano la sperimentazione della tridimensionalità del segno, in piccolo e su carta: la traccia nera e la superficie monocroma dialogano in tre tempi, attraversandola, sovrapponendosi ad essa, e infine librandosi nello spazio. Sono i tre momenti descritti dall’artista: «riesco a far partire un segno dal contenitore energia, farlo passare dallo spazio osmotico e trasferirlo nello spazio materico».

Altri bozzetti su carta più piccoli, disposti nelle teche, rivelano la dimensione progettuale di Ferrari, il laboratorio e la genesi del segno, il lungo lavoro di preparazione e sviluppo dell’idea: la partenza è una carta strappata, un foro su una superficie, o una “scrittura” a-logica automatica, che viene però trattata come immagine e quindi ritagliata  e scomposta in frammenti, che a loro volta vanno a ricomporsi e a costruire una struttura e una forma, o un dialogo di elementi. Afferma l’artista in una recente intervista: «ritengo che tutti i segni evochino l’uomo e per certi aspetti ne certifichino la presenza».