La guerra 'non' rimossa. Raccontare i conflitti: incontro con il giornalista Lorenzo Cremonesi
Torna al Collegio Nuovo mercoledì 8 maggio 2024 (ore 21:00), il giornalista del «Corriere della Sera» Lorenzo Cremonesi, stavolta con un volume in cui ha raccolto le sue esperienze di inviato in zone di conflitti, dall’Iraq di Saddam Hussein alla Libia di Gheddafi, dall’Afghanistan dei Talebani alla Siria di Bashar al-Assad, dalle tormentate terre di Israele e Palestina sino all’Ucraina, non solo quella di questi giorni.
In occasione della sua prima venuta al Nuovo, con il caporedattore del «Corriere della Sera» Sandro Rizzi, Cremonesi si era concentrato anche sulle esperienze di altri inviati storici, in parte ricordate nel volume da cui si prende spunto in questa occasione (Guerra infinita. Quarant’anni di conflitti dal Medio Oriente all’Ucraina Solferino, 2022): a condurre la conversazione sarà Marco Missaglia, Direttore del Master in Cooperation & Development dell’Università di Pavia, dove è docente di "Economia internazionale".
Paura, sangue, morte fanno delle pagine di Lorenzo Cremonesi un campo su cui si innesta anche la riflessione su quanto il nostro mondo “occidentale” sia impreparato culturalmente alla guerra, su come la abbia sostanzialmente rimossa: «sono vissuto a lungo nei conflitti, trascorrendo interminabili stagioni tra i soldati, spesso al fronte, più ancora con le popolazioni colpite, negli ospedali, assieme ai profughi, cercando di comprendere le ragioni, spiegarle, immedesimarmi. Tutto ciò mentre in Europa si magnificava questo periodo come uno dei più pacifici nella storia del nostro continente. Il che è vero [...] tuttavia ho sempre continuato a pensare che la guerra abbia segnato la formazione della mia generazione e che persista incombente alle nostre porte: dunque non poteva e non può essere ignorata, né tanto meno rimossa». Ancora più lapidario il monito in chiusura di un volume in cui non sono pochi i rimandi alla storia dell’ultima guerra mondiale e alla stagione del Sessantotto: «La forza della democrazia può poco senza le armi e se non sostenuta da una politica di potenza. La libertà delle nostre società europee – che troppo facilmente diamo per scontate – sono in realtà caduche, fragili, necessitano di essere apprezzate nel loro valore per poter essere difese, con gli eserciti, se necessario».
Insieme alla guerra, scorre in tutto il libro un pensiero profondo e articolato sul senso della morte, quella persino cercata, e non solo provocata, da martiri fanatici, quella non evitata da chi, come Paolo Dall’Oglio, porta alle estreme conseguenze il rischio delle sue scelte, quella messa in conto come eventualità da chi vuole e deve raccontare, ancora, quella che ha contraddistinto il periodo del terrorismo italiano, oggetto anche di una conversazione tra Cremonesi e Dall’Oglio; ultima, ma non meno importante, la morte dei “danni collaterali” o del “fuoco amico”, i cui numeri sono sempre sottostimati.
Si aggiungono riflessioni importanti sull’informazione, ottenuta a fatica, talvolta strumentalizzata e anche censurata: importante il ruolo dell’autocensura negli articoli pubblicati – ma non nei diari o nelle corrispondenze – e quello di ricostruzioni spesso inficiate da testimoni non attendibili (non necessariamente per dolo) o che attribuiscono eccessivo peso a tesi complottistiche, sottovalutando l’incidenza cruciale del caso, specie in contesti caotici di guerra. Caso, caos: gli esiti delle pur più raffinate tecnologie belliche e di intelligence possono trovarsi accanto a quelli della semplice reazione umana di un uomo terrorizzato.
«Fu anche attraverso le emozioni di quel periodo che compresi qualcosa che per tanti anni era rimasto sepolto o sospeso dentro di me. Ovvero che il lavoro dell’inviato di guerra aveva in qualche modo placato, sedato le ansie di quel me bambino che, al cimitero di Musocco, scoprì con orrore la morte e la sua spaventosa insensatezza. La verità è che il mio lavoro non dà solo un senso alla mia vita: dà, darebbe, un senso alla mia possibile morte, ne riduce la paura».
(L. Cremonesi, Guerra infinita. Quarant’anni di conflitti dal Medio Oriente all’Ucraina Solferino, 2022)
Per chi desidera partecipare in presenza, la scadenza delle iscrizioni è il 7 maggio. L’accesso in sala è regolato in base alla capienza della stessa (198 posti). Se non sarà possibile l’ammissione in sala, verrà inviato il link Zoom entro le ore 20:00 dell’8 maggio (previa registrazione on line entro le 18.30). L’iniziativa rientra, su conferma eventuale del singolo Collegio interessato membro della CCUM, nelle attività formative riconosciute.
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