Incontro di epatologia e gastroenterologia
Giovedì 14 novembre 2024, alle ore 18:00, il Collegio F.lli Cairoli di Pavia ospiterà in Aula Magna la conferenza "Incontro di epatologia e gastroenterologia".
L’epatite C: una malattia sistemica
Dott. Alberto Frosi, Allievo del Collegio Cairoli, IRCCS Multimedica, Sesto San Giovanni, Milano
Il microbiota: un organo diffuso in equilibrio tra fisiologia e patologia
Dott. Michele Di Stefano, Medicina Interna, Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo, Pavia
I relatori tratteranno due diversi argomenti di medicina che hanno in comune il fatto di non essere circoscritti a malattie di singoli organi o apparati, bensì di rivestire un interesse più vasto, coinvolgendo l’intero organismo.
Nell’affrontare problemi di salute di questa natura, solo una visione olistica, improntata alla complessità, può dare risposte davvero esaurienti.
I temi discussi sono di ampia portata e di grande attualità. Anche chi non appartiene alle professioni sanitarie può essere interessato.
Il virus dell’epatite C, oltre ad essere una delle cause più importanti di malattia del fegato, fino alla cirrosi e al cancro, può provocare numerose manifestazioni extraepatiche indipendenti dall’interessamento del suo principale organo bersaglio. Quasi ogni organo o apparato può essere colpito, rendendo l’epatite C una malattia tipicamente sistemica, anche nei casi in cui la compromissione epatica non è avanzata.
Lo specialista in malattie del fegato o l’infettivologo, cioè le due figure mediche che solitamente hanno in cura i pazienti con epatite C, hanno ben presente questo aspetto e ricorrono alla collaborazione di altri specialisti, in un’ ottica multidisciplinare. Lo specialista in Medicina Interna, caratterizzato da una visione olistica del malato, può riassumere in sé molte delle competenze necessarie per affrontare questo problema, tipicamente complesso.
Da circa una decina di anni disponiamo di farmaci contro l’epatite C estremamente efficaci, eccezionalmente sicuri, ottimamente tollerati e di facile somministrazione orale. Essi ottengono l’eliminazione definitiva del virus C dal fegato e dall’organismo in quasi il 100% dei casi, con guarigione clinica, arresto dell’evoluzione della malattia o sua regressione, a seconda del grado di avanzamento del danno che il virus ha provocato al fegato nel corso degli anni. Questa è stata una delle più grandi vittorie della ricerca medica degli ultimi decenni. Anche le manifestazioni extraepatiche dell’epatite C, si risolvono o migliorano stabilmente in molti casi trattati.
Il microbiota rappresenta un insieme di microrganismi di vario tipo, batteri, funghi, protozoi, virus, che convivono con il nostro organismo secondo un equilibrio vantaggioso, definito simbiosi. Si calcola che il numero di microrganismi che formano il microbiota superi di dieci volte il numero delle cellule del nostro organismo e si stima che il numero totale di microrganismi presenti in ognuno di noi sia maggiore di 100 trilioni. Oltre all’intestino e alla vagina, sono localizzati in ogni distretto del nostro organismo esposto all’esterno, come a esempio, la pelle, i capelli, la bocca e le narici, le prime vie dell’apparato gastrointestinale e i polmoni, ma anche l’occhio ed il canale uditivo. La componente intestinale è quella maggiormente rappresentata, costituendo circa il 70% del totale: trattasi di oltre 400 specie differenti di microrganismi la composizione dei quali è tipica di ognuno di noi rappresentando una sorta di impronta biologica.
Sul piano della nomenclatura, deve essere specificato che per microbiota si intende la popolazione di microrganismi residente in un determinato distretto del nostro organismo. Invece, per microbioma si intende il patrimonio genetico di tali microrganismi.
Quando ci si riferisce al microbiota intestinale, si intende l’insieme dei microrganismi presenti all’interno del tratto gastrointestinale. Quello che si definiva fino a poco tempo fa “flora batterica intestinale”, attribuendone erroneamente la derivazione al regno vegetale, è stato nel 2000 rinominato microbiota intestinale da uno scienziato americano, Jeffrey Gordon.
Un microbiota intestinale sano si caratterizza per una elevata biodiversità, cioè per il fatto di essere composto da molte specie differenti di microrganismi, con una prevalenza di microrganismi vantaggiosi, in equilibrio tra loro e con l'intestino che li ospita. Vengono considerati batteri con attività positiva per l’uomo i Lactobacilli e i Bifidobatteri, mentre sono considerati batteri con attività potenzialmente negativa Enterococcus faecalis e Clostridium difficile. La condizione di equilibrio tra batteri positivi e negativi, fondamentale per lo stato di salute del nostro organismo, viene definita eubiosi, mentre uno squilibrio dei rapporti tra microrganismi positivi e negativi viene definito disbiosi, una condizione in grado di determinare condizioni di patologia interferendo non soltanto con l’apparato digerente, ma anche con organi ed apparati a distanza, favorendo l’insorgenza di malattie quali il diabete, l’obesità, le dermatiti, le malattie cardiovascolari, ma anche patologie degenerative del sistema nervoso centrale, psichiatriche, oncologiche.
Un microbiota intestinale in salute è in grado di svolgere importanti funzioni quali favorire la digestione degli alimenti, proteggere l’apparato cardiocircolatorio, partecipare alla sintesi di vitamine essenziali, come l'acido folico, le vitamine del gruppo B e la vitamina K, partecipare all’eliminazione di sostanze tossiche, ma anche regolare la motilità intestinale, interagire con il sistema immunitario per controllare l’attività di eventuali microrganismi patogeni.
Il corretto equilibrio tra i vari microrganismi viene acquisito nel corso delle prime fasi della vita. Alla nascita, il microbiota è costituito da pochi microrganismi, acquisiti dalla mamma durante il parto, differenti a seconda se questo sia stato naturale o cesareo. Successivamente, l’alimentazione e i farmaci influenzano la colonizzazione del tratto gastrointestinale, con i Bifidobatteri che rappresentano la specie più importante, in quanto in grado di digerire il latte, di sintetizzare vitamine importanti come il folato e di stimolare un corretto sviluppo del sistema immunitario. Il microbioma intestinale del bambino intorno ai 2-3 anni evolve fino ad una composizione simile a quella dell’adulto. Negli anziani, invece, il numero e la varietà dei microrganismi diminuisce, favorendo squilibri dettati eminentemente da modificazioni delle abitudini alimentari e dello stile di vita: il calo di appetito, le difficoltà nella masticazione, l’assunzione di farmaci e la riduzione dell’attività fisica possono essere fattori associati a questi cambiamenti.
Altri fattori che determinano modificazioni rilevanti della composizione del microbiota intestinale sono rappresentati principalmente dal patrimonio genetico, ma anche dal luogo in cui vive, dallo stress, dall’uso di farmaci, dall’attività fisica, dalla presenza di infezioni ed allergie, dall’abitudine al fumo e dal consumo di alcol.
Per garantire la persistenza di un microbiota intestinale in salute e in equilibrio è importante seguire una dieta varia e bilanciata e uno stile di vita sano, svolgendo attività fisica e curando la qualità del sonno. La dieta rappresenta un importantissimo determinante della salute del microbiota: una dieta ricca di frutta, verdura, fibre e cereali e un limitato consumo di alimenti di origine animale favorisce lo sviluppo di un microbiota intestinale caratterizzato da una maggiore biodiversità e favorisce lo sviluppo di una adeguata abbondanza di batteri positivi quali Lactobacilli e Bifidobatteri.
Dott. Alberto Frosi. Specializzato in Medicina Interna (Università di Pavia) e in Medicina Preventiva (Università di Parma), ha lavorato per molti anni come medico ospedaliero, Responsabile di Sezione di Medicina Interna, indi di Unità di Epatogastroenterologia (Istituti Ospitalieri di Cremona, indi Ospedale di Sesto San Giovanni, Istituti Clinici di Perfezionamento, Milano). Attualmente affianca la consueta attività clinica a quella di prevenzione nel campo della medicina del lavoro (IRCCS Multimedica di Sesto San Giovanni). Ha frequentato Master e corsi di perfezionamento in centri di eccellenza italiani e europei (tra cui il King’s College di Londra, l’Università di Leuven e l’Università di Bologna). Ha pubblicato numerosi articoli scientifici, ha svolto e svolge relazioni a congressi e plurime attività di docenza in vari ambiti per medici di medicina generale, medici ospedalieri e infermieri. Membro della Società Italiana di Medicina Interna e della European Association for the Study of the Liver. Reviewer per riviste medico scientifiche internazionali.
Dott. Michele Di Stefano. Laurea in Medicina e Specializzazione in Gastroenterologia presso Università di Bologna. Specializzazione in Medicina Interna presso Università Cattolica di Roma. Responsabile di Struttura Semplice “Medicina ad alta Intensità”, Responsabile dell’Ambulatorio di Esplorazione Funzionale dell’UOC Medicina Interna 1, Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo, Pavia. Professore a Contratto per i seguenti Corsi Universitari, Università di Pavia: “Tecniche di studio della motilità digestiva”, Scuola di Specializzazione in Gastroenterologia Corso di Laurea per dietista. Esperienza internazionale presso il prestigioso centro di ricerca gastroenterogica dell’Università di Leuven (Belgio). Socio della Società Italiana di Medicina Interna e della società Italiana di Gastroenterologia. Coautore di 462 pubblicazioni, Associate Editor, membro di Editorial Board e reviewer di numerose prestigiose riviste scientifiche.