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Comunità e storia

Impronte della memoria - Prima che il futuro ci rubi il passato!

18 giugno 2026
Articolo aggiornato:
Facciata Aula '400 e Disegno, sullo sfondo il Duomo e il Museo Archeologia
Crediti immagine
© Università di Pavia

 "Impronte della memoria - Prima che il futuro ci rubi il passato!" è il nuovo progetto culturale promosso da Rotary Club Pavia per custodire e rendere nuovamente leggibili le tracce storiche, artistiche  e scientifiche della città.

Ideata e progettata da Renata Crotti, l’iniziativa coglie l’esigenza di fissare in città segni, luoghi e memorie che rischiano di diventare invisibili, pur appartenendo a momenti significativi  della storia  di Pavia. L’obiettivo è rendere evidenti, attraverso segni tangibili e persistenti, i valori e le vicende che hanno costruito nel tempo l’identità della comunità pavese.

Sarà un percorso a tappe, che coinvolgendo istituzioni, studiosi e cittadini, diventa uno straordinario moltiplicatore di conoscenza e di consapevolezza, capace di aiutare chi vive la città a sentirsi parte di una comunità sempre più consapevole della propria storia.

L’evento inaugurale si tiene il 18 giugno 2026, ore 17:30  e sarà  occasione per celebrare il  570° anniversario del primo ricovero all’Ospedale San Matteo avvenuto il 23 giugno del 1456.  Per ricordare che in quel vecchio  glorioso ospedale hanno operato tra Otto e Novecento figure di grande rilievo della scienza medica che hanno segnato la storia della Medicina. 

Architetture e segni della memoria nel quadrilatero della cura e della ricerca. I luoghi del primo San Matteo, oggi luoghi dell’Università. 

Sede dell’evento è l’Aula di Disegno (Piazza  Leonardo da Vinci) già chiesa dell’Ospedale e già Aula didattica della Facoltà di Ingegneria. Gli  spazi occupati dall’Ospedale, dal Quattrocento e con le  modificazione e gli ampliamenti dei secoli successivi, finirono per diventare un vero proprio grande isolato, la Contrada dell’Ospedale. Dagli anni Cinquanta del Novecento, per volontà dell’allora rettore Plinio Fraccaro, tutto il complesso ospedaliero fu ceduto all’Università.  

L’incontro - spiega Renata Crotti che ha studiato la storia dell’Università e del San Matteo - intende far emergere il particolare rapporto tra  le due gloriose istituzioni, reso  evidente plasticamente  dalla contiguità delle sedi durata  per quasi 500 anni. 

Proprio in quest’area sarà posto il prototipo del primo ‘segno’ capace di  comunicare il messaggio della storicità dei luoghi. 

In allegato il programma completo.