Fare famiglie. Storie di affidi e di adozioni in età moderna
Lunedì 28 settembre 2026 al Collegio Ghislieri di Pavia il via alla nuova edizione de "I Lunedì della Storia".
Cosa significa essere figli? Chi decide chi può crescere un bambino? E quanto sono antiche le forme di affido e di adozione che oggi consideriamo parte della nostra modernità? Sono domande che attraversano i secoli e che apriranno, lunedì 28 settembre, alle ore 18:00, la nuova edizione de I Lunedì della Storia, il ciclo di conferenze ospitato nell’Aula Goldoniana del Collegio Ghislieri e curato da Matteo Di Tullio e Francesco Torchiani.
Il primo appuntamento sarà dedicato a Fare famiglie. Storie di affidi e di adozioni in età moderna, volume pubblicato da Viella nel 2025. A presentarlo sarà Marina Garbellotti, storica e docente dell’Università di Verona, che da anni studia la storia della famiglia, della povertà, delle istituzioni assistenziali, dell’affido e dell’adozione. Con lei discuteranno Alessandra Ferrarisi, Lucia Roselli e Matteo Di Tullio.
Il punto di partenza è una constatazione tanto semplice quanto decisiva: la famiglia non è mai stata una realtà immobile. Anche nei secoli che chiamiamo, forse troppo sbrigativamente, “tradizionali”, bambini e ragazzi potevano crescere lontano dai genitori biologici, essere accolti in altre case, affidati a comunità o inseriti in reti di assistenza. Raccontare queste storie significa dunque guardare alla famiglia da una prospettiva diversa: non come a un modello fisso, ma come a una costruzione storica, sociale e affettiva.
Marina Garbellotti, professoressa associata di Storia moderna all’Università di Verona, si occupa in particolare di storia della famiglia e di genere, delle istituzioni assistenziali e delle pratiche di affido e adozione. È proprio da questo osservatorio che il primo incontro del ciclo proporrà una riflessione su una domanda ancora attualissima: che cosa significa, in epoche diverse, “fare famiglia”?
Accanto a lei interverrà Lucia Roselli, professoressa associata dell’Università di Pavia e studiosa di archivistica, bibliografia e biblioteconomia. Il suo sguardo sulle fonti contribuirà a riportare al centro un aspetto essenziale del lavoro storico: prima di raccontare una storia bisogna sapere dove e come cercarla.