Disobbedire. Se, come, quando
La disobbedienza è una pratica centrale per la democrazia. Ma quali sono i suoi confini e le sue radici storiche?
Federico Zuolo affronta questi temi nel libro Disobbedire. Se, come, quando (Laterza) che sarà presentato al Collegio Ghislieri di Pavia martedì 10 marzo 2026 (Aula Goldoniana, ore 18:00) nell’ambito del ciclo I libri della Filosofia.
Mario Farina (IUAV Venezia) e Federica Liveriero (Pavia) discuteranno con l’autore, moderati da Luca Fonnesu (Pavia).
La disobbedienza civile e la non-violenza hanno una lunga storia. Basti pensare a chi si è opposto con coraggio al nazifascismo o a figure come quelle di Gandhi e di Martin Luther King. Negli ultimi anni si sono aggiunte nuove pratiche di disobbedienza, da quella climatica all’animalismo radicale, dall’azione dei passeurs che fanno attraversare i confini ai migranti all’abbattimento o all’imbrattamento di statue di personaggi controversie e a tante altre.
«L’opinione pubblica ha spesso faticato a comprendere le ragioni e la specificità di queste iniziative, riducendole a un generico bisogno di visibilità dei loro protagonisti - spiega Zuolo nel libro -. Certo, gli stati liberali e democratici, seppur imperfetti, meritano il rispetto delle leggi. Però è innegabile che ci siano leggi e pratiche ingiuste. E da questa constatazione è necessario partire per capire le ragioni di chi decide di andare contro gli ordinamenti per reclamare la necessità di un cambiamento. Lungi dall’esprimersi in un bisogno di radicalismo fine a sé stesso, il senso morale della disobbedienza va inteso come un modo, a volte estremo, di fare politica in una democrazia. Quando le normali forme di rivendicazione democratica non funzionano, la disobbedienza può essere moralmente giustificabile».
Federico Zuolo è professore associato presso il Dipartimento di Lettere Classiche, Filosofia e Storia dell'Università di Genova.